I ragazzi e noi
Sì, sono stati anche (e sottolineo, anche) i nostri figli, nipoti, i loro amici, i ragazzi del circolo sportivo, dell’oratorio, a combinare in questi giorni tutti quei disastri nelle città.
Prima di concludere subito che basta qualche manganellata in più, dei salutari calci nel sedere e ceffoni, o altre punizioni esemplari, facciamo qualche ragionamento meno frettoloso.
Primo dato. Ci sono adulti organizzati che hanno la missione di infiltrarsi in manifestazioni ed eventi civili e trasformare un evento pacifico in guerriglia urbana violenta. Le ragioni di fondo sono chiare: creare tensione sociale, montare un clima di paura nello svolgere le normali faccende quotidiane (andare al lavoro e allo studio, fare la spesa, prendere un treno, sedersi al pub), e far credere che sono necessarie leggi durissime, forze dell’ordine durissime, governi durissimi. E’ la riproposizione, per fortuna su scala molto ma molto più ridotta, dei teatri di violenza e di conflitti sparsi per un mondo. La convivenza, la soluzione non cruenta di contrapposizioni economico-politiche, la tolleranza, sono messe al bando e domina un clima di brutalità, disumanità e ingiustizia di cui si macchiano non poche nazioni del mondo.
Ebbene, un Paese libero e democratico qual è il nostro non può permettersi questa discesa agli inferi, deve difendersi senza ricorrere a strumenti straordinari: quelli in vigore sono più che sufficienti. Queste formazioni organizzate di cui si diceva sono pericolose e devono essere messe nelle condizioni di non nuocere. Siamo attrezzati per monitorare, individuare, assicurare alla giustizia quanti commettono reati o quando stanno facendo scattare l’ennesima azione delinquenziale. Quindi, si proceda con autorevolezza.
Secondo dato. Molto più complicato affrontare le ondate di ragazzini, comunque minorenni, che hanno vandalizzato il centro di Milano, Torino, Bologna, approfittando delle manifestazioni pacifiche contro il carovita.
Non intendo riprendere gli argomenti al centro delle discussioni e dei ragionamenti, anche aspri, della maggior parte dei media e dei commentatori politici (il Ministro degli interni comprende questi fenomeni? Le forze dell’ordine erano adeguate? Ecc.). Argomenti importanti, tuttavia fotografano il percorso dei nostri ragazzi solo nel momento in cui giunge al suo epilogo peggiore. Anche in questo caso gli atti di violenza teppistica non sono tollerabili, vanno perseguiti, sebbene, a mio parere, con modalità completamente diverse da quelle di gruppi criminali organizzati.
Al netto delle enormi capacità comunicative dei social media, che se usati in modo sconsiderato provocano danni all’individuo e alla dimensione sociale, al netto della informazione tradizionale spesso incline a privilegiare l’horror quotidiano, perché facciamo tanta fatica ad interrogarci sul tragitto esistenziale che produce epiloghi così negativi? Di conseguenza, perché non studiamo a fondo come operano, quali sono le difficoltà delle istituzioni educative, formali e non formali: famiglia, scuola, luoghi di socialità e aggregazioni giovanili e via discorrendo? Come si deve fare per cogliere disagi, insofferenze, rabbia, noncuranza verso il proprio piano di vita? Sicuramente non è facile, probabilmente gli esiti non possono essere sempre e per tutti positivi, tuttavia non ci sono alternative.
Guai se dovessimo bollare queste giovani vite come vuoti a perdere, irrecuperabili socialmente, soggetti per i quali non vale la pena investire soldi e progetti per lo sviluppo di una cittadinanza creativa e attiva, opposta a quella di bruciare auto e saccheggiare negozi. Vorrebbe dire che abbiamo deciso di mettere una pietra tombale sul nostro futuro.
Non sono genitore, né educatore, né tantomeno prete, però ho avuto qualche esperienza in programmi per ragazzi, oltre ad essere curioso delle loro vite e mettermi con piacere al loro ascolto. Lascio ai professionisti, o a quanti hanno competenze e ruoli specifici, elaborare proposte e progetti efficaci per affrontare su vasta scala questo tema decisivo per il Paese. Senza tralasciare nessun aspetto: valoriale, educativo, sociale, giuridico, e senza mai dimenticare la cura della dimensione affettiva.
Io mi limito a raccontare un piccolo episodio che ho dovuto gestire molti anni fa e che può essere utile come termine di confronto.
Il comune di Monte Marenzo aveva avviato i servizi di Ludoteca per i più piccini e il Centro di Aggregazione Giovanile (CAG) per gli adolescenti. Una sera il Centro è stato vandalizzato (in maniera riaggiustabile) dagli stessi utenti. Potete immaginare il putiferio: “Facciamo un servizio per loro, spendiamo molti soldi e cercano di dargli fuoco?! Basta, chiudiamolo”. A quell’epoca ero sindaco e concordai con gli operatori di tentare una soluzione alternativa alla chiusura. Per sei mesi la sede restò chiusa, ma il processo socio educativo continuò con gli educatori di strada, affinché i ragazzi maturassero il convincimento che la sede dovevano riconquistarla perché serviva a loro per relazionarsi e maturare esperienze in comune. L’indicazione fu di accompagnarli a prendere in mano la responsabilità del funzionamento della sede. L’esito fu positivo.
In sostanza, la politica non deve reagire d’istinto all’impazienza furiosa della giovinezza, bensì perseguire una strategia che accompagni nel tempo la crescita delle persone. Mi sento di sposare questa prassi come la più efficace e con i risultati più consolidati.
Mi direte, ma non c’è proporzione tra questa tua esperienza con quello che è successo in questi giorni, altri tempi, altri contesti.
E’ vero, non c’è proporzione, ma nei rapporti con gli altri ci sono modalità poco influenzate dal tempo e dallo spazio. Per esempio, perché dobbiamo considerare i gruppi protagonisti di questi giorni complicati come una massa indistinta di violenti? Sono persone con nome e cognome e noi adulti, dal genitore sino al barista, dobbiamo essere in grado di ascoltare, relazionarsi, pur senza indulgere sui comportamenti violenti, ma sempre cercando di promuovere il bene per la loro lunga vita.
Ultima considerazione marginale. Mi ha colpito che a Milano, i negozi sventrati e tutta la merce rubata, siano stati quelli che esponevano gli articoli di culto per i giovanissimi, quelli con un must-have che si ritiene dia valore aggiunto alla persona: scarpe e abbigliamenti griffati, telefonini, ecc. Mentre a Torino, nella libreria Feltrinelli pesantemente vandalizzata, i libri sono stati buttati a terra e calpestati ma non rubati.
Meditate gente, meditate.
ottobre 2026


Leggo che il
Ministro Crosetto, dice che tutta quella Mer….da che gira sul web, viene dalla Russia, perché anche noi, come la Francia, la Spagna, e la Polonia , sono in procinto di votare, e loro vogliono destabilizzare il sistema, e creare caos, Naturalmente Salvini è Vannacci, dicono che non è vero, ma non sono al Governo insieme?
Ma quello che mi preoccupa, è che o giovani sono in balia, di queste cose ignobili, che fa sballare le menti, mi chiedo ma L’ Italia non sa difendersi da questi attacchi? Il governo invece di investire sulla scuola, lascia che i nostri ragazzi siano indifesi, a capire dove stanno i Valori? Povera Italia
Cosa hanno di fronte ogni santo giorno questi ragazzi,guerre e distruzioni,uomini di potere cattivi prepotenti ,persone straricche che ostentano la loro ricchezza,e le proprie famiglie costrette a dire di no perché in casa non si arriva a fine mese con lo stipendio magari di un solo genitore. Il nostro paese sta scivolando verso l insicurezza di poter vivere una vita normale .
Ciao Angelo, hai ragione bisogna riflettere e capire questa generazione cresciuta senza “paletti”, cioè abbiamo lasciato il compito di educarli al Signor Internet!
Come riusciamo ora a riprenderne le redini: la famiglia secondo me deve essere aiutata ad accogliere questo impellente bisogno di attenzione che i ragazzini sentono di non avere ricevuto! Un compito difficile per le famiglie affannate a soddisfarne i desideri, a sbarcare il cosiddetto “ lunario” a come arrivare a fine mese! Solo l’accoglienza di tutto il nucleo familiare potrebbe avere un esito favorevole per tutta la società, per tutti noi.
È una mia riflessione personale… ma spero faccia riflettere.