Il tema di come smaltire e trattare i rifiuti domestici nelle società con alti consumi di beni è sempre d’attualità. Recentemente è stato di nuovo oggetto di discussioni a livello nazionale, soprattutto per le emergenze ambientali e igienicosanitarie presenti in alcune aree del nostro Paese.

Ne abbiamo parlato con Mauro Colombo, Presidente della SILEA spa di Valmadrera, l’azienda pubblica che gestisce il servizio in provincia di Lecco.

Innanzitutto, forni inceneritori o termovalorizzatori, qual è il modo corretto di definirli? Inoltre, vuoi illustrare il profilo tecnico e ambientale dell’impianto di Valmadrera?

Nel nostro caso è più corretto definirlo un termovalorizzatore, perché con la combustione dei rifiuti domestici non riciclabili, o trasformabili in altre materie, riusciamo a produrre energia elettrica.

Prima di entrare nel merito della tipologia del nostro impianto vorrei fare una premessa, diciamo, storica. Il termovalorizzatore è stato realizzato nel 1982 da un consorzio di 60 comuni allora facenti parte della provincia di Como. Con l’istituzione della provincia di Lecco nel 1995 tutti i comuni divennero soci. Attualmente, tra comuni e associazioni di comuni, i soci sono 88, 85 della nostra provincia, due della provincia di Como ed uno della provincia di Bergamo. Di conseguenza la proprietà degli impianti è totalmente pubblica.

La forma di gestione è in house. Significa che la funzione esecutiva è affidata a un consiglio di amministrazione, poi ci sono alcuni organismi di vigilanza tecnico-amministrativa, mentre il ruolo principale di indirizzo e l’adozione degli atti fondamentali della società è riservato all’assemblea dei soci.

Per tornare all’impianto. Dopo la realizzazione della nuova linea 3 nel 2006 ed il rifacimento della linea 1 del 2008, che ha interessato la caldaia e tutta la linea fumi, il termovalorizzatore di Valmadrera risulta essere uno dei più moderni della Lombardia.

Una precisazione importante. Nel nostro Statuto c’è un comma che impone che non meno del 70% degli utili prodotti siano reinvestiti nel miglioramento degli impianti. La società non punta a fare business fine a se stesso, ma se realizza utili può efficientare gli impianti, aumentare il controllo e la pulizia delle emissioni, contenere i costi delle tariffe pagate dai cittadini.

Il nostro impianto è stato concepito per produrre energia elettrica e lo fa, ma può andare oltre e diversificare l’energia prodotta, quella che attualmente va persa. Parliamo del teleriscaldamento. Il Politecnico ha studiato un progetto di fattibilità per verificare la compatibilità economica e gestionale di questo nuovo servizio rispetto alle caratteristiche del nostro territorio.

L’esito è risultato positivo e i soci, ritenendo l‘investimento nella realizzazione della rete troppo oneroso solo per le finanze pubbliche, ci ha autorizzato a ricercare un partner privato attraverso una pubblica manifestazione di interesse. A questa proposta di project financing hanno risposto sei soggetti privati, tra i quali si sceglierà con gara il partner che assumerà la realizzazione e la gestione dell’impianto.

Nel contempo i soci ci hanno impegnato affinché il sistema abbia alcune caratteristiche innovative. In particolare si dovrà prevedere un impianto che, oltre a riscaldare l’acqua messa in rete mediante il calore prodotto direttamente dall’incenerimento dei rifiuti, in futuro possa funzionare anche con altre fonti di calore, grazie a sistemi avanzati, tipo scambiatori e pompe di calore che sfruttino il differenziale termico degli specchi d’acqua circostanti.

In alcune occasioni si è osservato che il termovalorizzatore di Valmadrera è sovradimensionato rispetto alle esigenze della provincia di Lecco.

La legge nazionale per la gestione dei rifiuti, sino al 2000, prevedeva che ogni provincia avesse il suo piano di smaltimento e fosse autosufficiente. Attualmente l’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) è a livello regionale e in Lombardia ci sono 13 impianti funzionanti.

Nel corso del tempo SILEA ha potenziato l’autosufficienza provinciale dotandosi di altri impianti per il trattamento qualitativo delle materie differenziate. Pertanto, oltre al termovalorizzatore di Valmadrera, abbiamo il compostaggio della frazione umida ad Annone Brianza e l’impianto della Seruso a Verderio, che seleziona la parte riciclabile dei rifiuti.

Avere un nostro inceneritore affiancato dai due impianti dedicati al riciclaggio ci ha permesso di contenere il costo del servizio a carico degli utenti e, contrariamente a quanto avvenuto in altre realtà, non avere mai avuto una emergenza nel trattamento dei rifiuti.

Inoltre, bisogna sottolineare l’accordo di “mutuo soccorso” esistente tra i forni della Lombardia. Quando il nostro impianto è stato fermo un mese per un intervento, i rifiuti li abbiamo conferiti ad un forno convenzionato e i nostri cittadini non hanno avuto il benché minimo disservizio, o aumento dei costi.

Il nostro termovalorizzatore può incenerire mediamente 100 mila tonnellate all’anno e attualmente l’indifferenziato in provincia di Lecco è sulle 50 mila tonnellate. Bisogna tener presente che non ci va solo l’indifferenziato, ma anche gli ingombranti (circa 10 mila tonnellate), i fanghi degli impianti di depurazione (altre 10 mila tonnellate), la frazione estranea delle raccolte differenziate e i rifiuti ospedalieri (circa 9 mila tonnellate). Per quest’ultimo tipo di rifiuto siamo un impianto strategico per la regione Lombardia.

Infatti, in virtù delle convenzioni del mutuo soccorso, abbiamo incenerito rifiuti provenienti da altre province della regione e da impianti momentaneamente in manutenzione. Quando l’anno prossimo fermeremo una linea per sei mesi per una manutenzione importante (dobbiamo sostituire il turbo gruppo e cambiare la griglia di alimentazione dei rifiuti) e anche l’altra linea subirà un fermo per due mesi, porteremo i nostri rifiuti negli impianti di Desio, Como e Brescia. Nell’accordo si stabilisce un prezzo all’inizio dell’anno (per il 2019 il prezzo di mercato si prevede tra i 105 e i 120 euro a tonnellata) e noi quest’anno siamo riusciti a concordare un prezzo “mutuo soccorso” di 94 euro a tonnellata più il trasporto.

Veniamo ad una domanda semplice e secca: il nostro termovalorizzatore inquina?

Il nostro termovalorizzatore è di ultima generazione e, alle attuali conoscenze, le sue emissioni sono bassissime e ampiamente al disotto dei limiti massimi previsti dai parametri di legge.

Rispetto alle tabelle regionali su alcuni inquinanti siamo del 90% sotto il limite. In particolare le diossine sono presenti in tracce infinitesimali, dove il valore del decimale si colloca dopo sei zeri. Il nostro impianto è stato il primo in Lombardia a collocare su ogni camino dei rilevatori di fumi che sono direttamente collegati con Arpa Lombardia, che controlla in tempo reale le emissioni (sistema SME). Se si verificasse un guasto e i valori di emissione superassero i limiti consentiti, il sistema computerizzato di controllo spegnerebbe immediatamente il forno. Quando nel 2017 c’è stato un principio di incendio della centrale di rilevazione il blocco è stato immediato.

Recentemente sono stato ad una riunione organizzata da ARPA Lombardia sulla qualità dell’aria e sulle emissioni degli impianti. E’ emerso un dato che dà la misura di cosa significa, per esempio, bruciare rifiuti all’aria aperta, come avviene purtroppo in alcune aree (per fortuna poche) del nostro Paese. Un mese fa, in provincia di Milano, è scoppiato un incendio in un deposito di plastiche (ne sono bruciate 16-20 mila tonnellate). Secondo i rilevamenti ARPA gli inquinanti dispersi nell’aria in quei quattro giorni sono pari alle emissioni dell’inceneritore di Como in 400 anni!

La tutela della salute e dell’ambiente è costantemente tenuta sotto controllo. Con questa finalità il Comune di Valmadrera e i Comuni più prossimi all’impianto di smaltimento rifiuti gestito da Silea (Annone Brianza, Civate, Galbiate, Lecco, Malgrate, Suello), raccogliendo le richieste avanzate dalla popolazione e dal mondo dell’associazionismo, hanno effettuato uno studio epidemiologico per valutare lo stato di salute dei propri cittadini in questa area. Studio iniziato il 9 maggio 2016 e terminato proprio in questi giorni, gli esiti del quale li potete leggere sul comunicato stampa congiunto che trovate a questo link Comunicato Stampa_indagine_epidemiologica .

Passiamo ora al capitolo più positivo del ciclo dei rifiuti domestici: la raccolta differenziata e il trattamento delle materie ancora utilizzabili, che non è corretto chiamare rifiuto, qualcosa da incenerire.

In tutte le assemblee e incontri con i cittadini sottolineo l’importanza di un corretto conferimento dei rifiuti differenziati, ma bisogna ammettere che il vero problema è agire a monte e produrre meno materiali che non possono essere riciclati. Attualmente una delle criticità è la presenza negli imballaggi dei cosiddetti poliaccopiati a prevalenza plastica.

Cos’è?

E’ un contenitore composto da due materiali diversi. Se uno di questi materiali è chiaramente prevalente e riciclabile i sensori della centrale di smistamento lo riconoscono e lo inviano al recupero. Invece, se questa evidenza non c’è il sensore non lo classifica e, in automatico, quell’oggetto finisce nella frazione estranea che va al forno.

Prendiamo le classiche vaschette degli affettati. La parte inferiore è una materia plastica rigida, sopra c’è una pellicola morbida non riciclabile. Quindi, quando si conferisce, le due parti andrebbero separate per consentire ai lettori ottici di selezionare la diversa destinazione.

In Provincia di Lecco nel 2017 abbiamo avuto una raccolta differenziata media del 70,3%, con alcuni comuni che sono andati oltre l’87%. Purtroppo alcuni piccoli comuni della Valsassina e della Val Varrone non vanno oltre il 30%. Il problema loro è di avere pochissimi abitanti su un territorio vasto. La raccolta non avviene porta a porta ma mediante i cassonetti, con tutti i limiti (e sono tanti) che questo tipo di conferimento comporta. Inoltre, le strade sono di difficile percorrenza, soprattutto nel periodo invernale. SILEA è comunque disponibile a tentare in quell’area sperimentazioni in grado di incrementare la raccolta differenziata. Monte Marenzo nel 2017 si attesta al 77,7% di differenziata, che è un buon dato.

Di frequente ci si chiede come vengono trattati i rifiuti che finiscono nel sacco viola.

Nel sacco viola, o multileggero, ci vanno quattro tipi di materiali: plastica, tetrapak, banda stagnata, alluminio. Viene trattato dall’impianto della Seruso a Verderio. Qui tutto il contenuto del sacco viene messo su nastri trasportatori dove dei lettori ottici fanno una prima selezione tra plastiche e metalli. Tutte le plastiche vengono convogliate in un altro selettore dove avviene una ulteriore selezione tra il PET, i contenitori dei detersivi e il cosiddetto film (cellophane). Addirittura le bottiglie di plastica vengono divise in tre colori: trasparenti, azzurrate, colorate.

Il PET e i contenitori dei detersivi sono vantaggiosi da recuperare perché hanno un valore di mercato. Il cellophane invece non ha impianti di trasformazione a valle capaci di assorbire le quantità prodotte.

Che fine fa, quindi?

Sino a l’anno scorso questo materiale veniva inviato in Cina che lo recuperavano. Da dicembre anche loro hanno bloccato l’importazione e accettano solo plastiche di qualità e, pertanto, finisce nelle discariche e nei termovalorizzatori.

Per i film esiste la possibilità di una trasformazione?

Purtroppo per ora esistono solo delle sperimentazioni, ma non ancora un ciclo industriale capace di trattarlo su vasta scala. In un prossimo futuro senz’altro si troverà una soluzione. Mi risulta che siano in fase di avvio degli impianti pilota per convertire questi materiali in idrogeno.

Non ti chiedo del riciclo del vetro e della carta perché di questi materiali sappiamo tutto. Interessa di più conoscere invece l’evoluzione del trattamento delle materie organiche. Ci fermiamo al compost?

Il nostro impianto di Annone Brianza tratta gli avanzi di cucina e il verde dello sfalcio dei giardini con il metodo aerobico e da questo trattamento viene ricavato il compost, che viene distribuito gratuitamente ai cittadini. Stiamo invece mettendo a punto una tecnologia anaerobica per la produzione del biometano. Il 25 di novembre l’assemblea dei soci ha già deliberato di trasformare l’impianto da aerobico a anaerobico con un costo di circa 9,5 milioni di euro, interamente autofinanziati. Abbiamo inviato in Provincia la richiesta di riconversione e, secondo i programmi, nel 2022 dovremmo iniziare a produrre il primo biometano che verrà immesso in rete e potrà essere utilizzato come riscaldamento.

Come farete a mettere in rete il biometano?

Ci sono filtri e impianti specifici che con delle pompe lo immetteranno nella rete esistente della SNAM. Il piano finanziario prevede un obiettivo di recupero di circa 1,4 milioni di euro all’anno tra incentivi e vendita del gas.

Quante piattaforme ecologiche ci sono nel nostro territorio e come funzionano?

Ci sono 62 piattaforme. SILEA ne gestisce quasi la metà per conto dei Comuni e le altre sono gestite da volontari. Le piattaforme sono la chiusura del cerchio della raccolta differenziata. I Comuni che le gestiscono correttamente hanno una raccolta differenziata importante. In queste aree attrezzate si può portare il verde – che è il maggior prodotto conferito – poi ci sono gli ingombranti, la carta, il ferro, i piccoli elettrodomestici ed in alcune piattaforme si possono portare batterie e oli esausti. Come sapete a Monte Marenzo questi ultimi sono raccolti mensilmente con l’ecostazione mobile.

Preciso che le 10 mila tonnellate di ingombranti, prodotte dalla nostra provincia, vengono triturate e, dopo aver recuperato il ferro e altri materiali (circa il 10%), avviate all’incenerimento.

In base alla tua esperienza, è possibile che un territorio possa fare a meno del termovalorizzatore, o della discarica, e fare una raccolta differenziata prossima al 100% e non avere più materiali di scarto?

E’ possibile differenziare il 100% ma non è possibile riciclare il 100%. Questo allo stato attuale della quantità e tipologia dei rifiuti prodotti e per i limiti tecnico-economici nel trattamento e riciclo dei materiali. Alcune aziende si vantano del 98% di raccolta differenziata, ma se vediamo l’effettivo flusso dei rifiuti si scopre che una parte vanno nelle cementerie o inceneriti all’estero. Ad esempio alcune aziende in Veneto inviano i rifiuti in Slovenia e in Romania con i quali si alimentano le cementerie e le centrali termoelettriche.

Se dovessi incontrare tutti i cittadini della Provincia cosa ti sentiresti di dire loro?

Nella nostra provincia c’è un’ottima educazione ambientale, dovuta alla sensibilità dei cittadini e delle amministrazioni locali verso l’ambiente. Quello che dico normalmente nelle assemblee è quello di cercare di non abbassare la guardia, di cercare di differenziare in modo corretto e, se si ha un dubbio, piuttosto che mettere il rifiuto nel contenitore sbagliato, meglio metterlo nel sacco trasparente. Abbiamo dato alcuni strumenti ai cittadini, basta visitare il sito internet di SILEA (link https://www.sileaspa.it/servizi/servizi-ai-cittadini/abc-lo-butto/), oppure guardare l’APP “dove lo butto” (link https://www.sileaspa.it/servizi/servizi-ai-cittadini/app-differenziati/), si può sapere dove buttare il rifiuto e quando c’è la raccolta.

Abbiamo letto di una questione scottante che riguarda il destino dei fanghi dei depuratori. Ci sono state delle sentenze della magistratura al riguardo, vero?

I fanghi della depurazione sono un grosso problema. Per anni venivano consegnati ad alcune aziende che li miscelavano con altre sostanze e utilizzati come concime nei terreni agricoli. Alcuni trasformatori non facevano correttamente questo lavoro e miscelavano dei fanghi che contenevano metalli pesanti (fortemente inquinanti) con altri fanghi, per rimanere nei limiti consentiti. Queste aziende sono state individuate e scoperto il malaffare. Attualmente c’è un regolamento europeo che dà delle indicazioni e ci sono state sentenze del TAR della Lombardia con le quali si proibisce lo spandimento come concime dei fanghi di depurazione. Come SILEA negli anni 2010-1012 abbiamo fatto delle verifiche dei nostri impianti e abbiamo cominciato ad incenerire anche i fanghi. Da quest’anno stiamo ritirando circa 150 tonnellate alla settimana di fanghi da Lario Reti holding (la società pubblica che gestisce il ciclo dell’acqua nel lecchese) e li inceneriamo. Possiamo farlo perché i rifiuti sono sempre più secchi e l’immissione di fanghi non comporta problemi. Anzi, ci consente di mantenere le temperature del forno in un range ottimale, tra gli 850 e i 1150 gradi. In termini di emissione i fanghi sono molto più puliti del rifiuto indifferenziato.

Sappiamo che in molte realtà viene applicata la “tariffazione puntuale”. Cos’è e perché da noi non viene introdotta?

E’ un nuovo sistema di raccolta e tariffazione dei rifiuti. In pratica il cittadino non pagherà più in base ai metri quadri della propria abitazione, ma pagherà in base ai rifiuti indifferenziati (ora nei sacchi trasparenti) che conferirà alla raccolta. Il progetto della provincia di Lecco partirà nel 2019 con i Comuni che vorranno realizzarlo e che rappresentino un bacino omogeneo di almeno 20 mila abitanti per iniziare.

La raccolta avverrà con sacchi di colore rosso. All’interno del sacco ci sarà un chip che identifica l’utente e il sacco è georeferenziato, cioè, il sacco ci dice di chi è e dove è posizionato. Se un utente mette il sacco lontano dalla propria abitazione, l’operatore non lo raccoglierà.

Ad ogni famiglia verranno dati 25 sacchi di circa 80 litri cadauno, che si stima servano per la raccolta di un anno in una famiglia media che fa un differenziata corretta. Ogni sacco in più potrà costare circa 5 euro (concordato con i Comuni). In sostanza, chi fa poca differenziata e più produce sacchi rossi, pagherà di più.

Avete fatto una simulazione dei costi?

Se un Comune fa già una raccolta differenziata dell’80% la differenza sarà minima e si pagherà più o meno come ora. Se invece l’indifferenziata (il sacco trasparente) non si riduce e si attesta attorno al il 30/40%, è chiaro che si dovrà fare un maggior ricorso all’acquisto dei sacchi rossi e la tariffa sarà maggiore della attuale.

Le statistiche dicono che chi fa questo tipo di tariffazione arriva ad una raccolta differenziata dell’85%, perché il cittadino è incentivato a separare i rifiuti con più attenzione per contenere la spesa della TARI. Ancora adesso nel sacco trasparente abbiamo circa un 10/15% di materiali che potrebbero essere separati.

Da altre esperienze già attivate si verifica il rischio che si buttino in giro i rifiuti?

In alcuni territori sì, ma solo all’inizio del percorso. Dopo controlli ulteriori e quando il cittadino è più attento il fenomeno diminuisce.

Il sacco col chip arriva in SILEA. Cosa avviene?

Il sacco dell’utente viene letto al momento della raccolta. Silea trasmette ai comuni la quantità di rifiuto indifferenziato per ogni utente che ha una posizione anagrafica nei tributi locali. Il comune con apposito software caricherà il rifiuto prodotto sul ruolo TARI del cittadino utente. Silea sta valutando di proporre ai comuni – sarà utile soprattutto ai più piccoli – la possibilità di conferire alla nostra società l’incarico di tenere la contabilità del ruolo e procedere alla riscossione della TARI.

Esiste la convinzione in strati ampi della politica che le Aziende pubbliche sono tutte mal gestite, non producono servizi ottimali, addirittura producono disavanzi in termini economici e finanziari.

Quando sono arrivato in SILEA ho trovato un’azienda funzionale e organizzata con criteri privatistici. Attualmente, non solo non è un carrozzone sprecone ed inefficiente, ma un’azienda efficiente, con costi completamente compatibili con i migliori indici di mercato. I cittadini della nostra provincia pagano tariffe inferiori del 10/15% rispetto ad altre provincie con lo stesso standard di servizi. Nel 2000 facevamo pagare ai Comuni mediamente 77 euro a tonnellata, nel 2017 il prezzo è sceso a 65 euro. La nostra Società deve sì avere delle risorse per autofinanziare la gestione ordinaria, le manutenzioni e gli investimenti, ma deve sempre prestare attenzione al contenimento dei costi finali che ricadono sugli utenti. Infatti, alcuni dei nostri prezzi di smaltimento sono fermi dal 2003.

Ringraziamo il presidente Mauro Colombo per la disponibilità e gli facciamo, assieme al suo staff, i migliori auguri per le prossime festività.

Per una analisi completa del ciclo di smaltimento e trattamento dei rifiuti gestito da SILEA cliccare questo link Silea e il sistema Lecco

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