Stefania Valsecchi, ma per tutti è Steppo Steppina, è una figura straordinaria del nostro territorio, anzi, dell’intero mondo, perché con la sua gioia di vivere e la sua bicicletta ha percorso itinerari straordinari nell’intero mondo.

Con la bicicletta e le arrampicate in montagna è stata in luoghi carichi di fascino: sulle Alpi, sulle Ande, sull’Himalaya, nel deserto del Gobi in Mongolia, tra i deserti di sale in Bolivia, lungo gli Appennini, Capo Nord.

Qui ci racconta la sua ultima impresa: il periplo d’Italia in bicicletta. In coda, a commento del tema del nostro concorso fotografico PedalaSereno, una sua riflessione sulla sicurezza stradale.

Visitate il suo profilo facebook, non solo per apprezzare le sue instancabili avventure atletiche, anche la sua umanità e gentilezza. Impagabili i sui ragionamenti con i suoi alunni.

Il mio periplo d’Italia in bicicletta è partito da Ventimiglia. Ho percorso tutta quanta la Liguria, il Tirreno fino all’estremo sud della Calabria. Sono risalita attraverso la Calabria ionica, la Basilicata, la Puglia, scendendo sino a Santa Maria di Leuca, quindi sono risalita a Trieste attraverso il Gargano e tutto l’Adriatico.

L’ho fatto per due motivi, anzi, principalmente per uno.

Precedentemente mi ero fatto in mountain bike il percorso Trieste – Ventimiglia tutto fuori strada e attraverso le montagne; sono 2.200 km con 57 mila metri di dislivello. Mi sono detta, adesso ritorno a Trieste percorrendo tutta la costa dei mari d’Italia: il periplo appunto

Il mio fidanzato, con il quale ho convissuto 11 anni, aveva la patente nautica. Il giorno prima di morire mi disse: “L’anno prossimo non ti lascio andare in giro a pedalare da sola – era po’ geloso perché incontravo altri ciclisti qua e là – , vieni con me, ti porto a fare tutto il periplo d’Italia in barca e guardiamo tutta la costa.”

Maurizio il giorno di ferragosto dell’anno scorso è morto davanti ai miei occhi, in montagna in uno scenario spettacolare. Quindi ho deciso che quest’anno sarei andata a fare tutto il periplo d’Italia da Ventimiglia a Trieste in bicicletta, dalla costa guardando il mare anziché dal mare guardando la costa.

Questo è il motivo. Un atto d’amore, una dedica d’amore all’uomo più importante della mia vita. E’ stata una pedalata carica di emotività, di grandi incontri, di amicizia

Questa è stata la quarta volta che attraversavo l’Italia in bicicletta. Nei viaggi precedenti avevo conosciuto diversa gente che mi seguiva su facebook, oppure ciclisti che incontravo per strada e pedalavano con me.

Li ho incontrati quasi tutti e chi non ha potuto pedalare con me mi raggiungeva alla sera per cena, oppure mi invitava a pranzo. Comunque li ho rivisti quasi tutti e ne ho conosciuti di nuovi e siamo rimasti amici.

Con tutti quelli che ho conosciuto nei miei viaggi in bicicletta, partiti nel 2006, sono sempre rimasta in contatto.

 

Sul PedalareSereno premetto che questo viaggio è stato lungo 3800 km circa e tutto su strada. Devo dire di essere stata veramente fortunata, non ho mai rischiato nulla e ho trovato autisti di camion, di caravan, auto, gentili. Soprattutto quelli dei grossi camion strombettavano per avvisarmi che stavano arrivando, poi tenevano la sinistra e mi lasciavano lo spazio.

E’ chiaro che in bicicletta bisogna saper guidare, stare a bordo strada, non bisogna appaiarsi a chiacchierare come fanno in tantissimi, conviti di aver ragione loro. Si sta a bordo strada e si cerca di essere più attenti possibile.

In 3.800km non posso proprio dire nulla degli automobilisti: sono stati rispettosi della mia presenza sulla strada.

Categorie: Benessere

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Steppo Steppina, o la gioia di vivere

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