E’ il 9 settembre del 2018. Le ACLI di Bergamo organizzano da qualche anno la rassegna «Molte fedi sotto lo stesso cielo», che si articola in vari percorsi, incentrati sul tema del confronto e del dialogo interculturale e interreligioso e sui cambiamenti epocali del nostro tempo.

Vedo che in programma, all’Abbazia di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte Giovanni XXIII, c’è un incontro con Alex Zanotelli, missionario comboniano impegnato tra Africa e Italia, ispiratore e fondatore di diversi movimenti italiani tesi a creare condizioni di pace e giustizia.

Avevo appena letto il suo ultimo libro “Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo”, edito da Chiarelettere, in cui si parla del razzismo di ieri e soprattutto di oggi, alla luce della sua esperienza di oltre cinquant’anni vissuti fianco a fianco con gli ultimi della terra, prima in Sudan, poi in Kenya, in una delle infinite baraccopoli di Nairobi.

Il titolo del libro non è un pezzo di frase di padre Alex, ma di papa Francesco ai giovani nella loro Giornata del marzo 2018 (e che Zanotelli cita): «La decisione spetta a voi giovani. Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti, voi griderete? Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre». Sul retro della copertina del libro, invece, una frase di Padre Alex: “Mi diranno che faccio politica? La vita di ogni giorno è politica. Ogni nostra scelta è politica.” 

Da qualche anno Alex Zanotelli vive nel difficile rione Sanità di Napoli, perseguendo il suo obbiettivo di fondo: “Aiutare la gente a rialzarsi, a riacquistare fiducia” e fa sentire la sua voce critica.

Decido di incontrarlo a Fontanella prima della conferenza che terrà nell’Abbazia sul tema della Giustizia “Ascoltate voi che calpestate il povero (Amos 8,4)”, per raccontargli di un progetto culturale al quale sto lavorando. Padre Alex è disponibilissimo e mi ascolta con attenzione. Apprezza e mi incoraggia a sviluppare l’idea che ho in testa.

Padre Alex, indossa sempre la sua sciarpa in cui ogni colore si fonde nell’altro: “è l’emblema di chi lotta per la propria identità culturale sentendosi però soltanto una parte dell’arcobaleno dei popoli. E’ questo cui noi siamo chiamati ad essere ciò che don Tonino Bello definiva ‘la convivialita’ delle differenze’ o quello che Desmond Tutu, arcivescovo anglicano e premio Nobel per la Pace chiama ‘il popolo del Dio dell’arcobaleno’. O arriveremo a questo, all’incontro dell’altro diverso da me, ricchezza per me a quello che Balducci chiamava ‘l’uomo planetario”, l’uomo nuovo, oppure sarà la fine”.

Poi, durante l’affollatissima conferenza all’interno dell’Abbazia, Padre Zanotelli, parla di giustizia e, alla sua bella età di 81 anni, snocciola con una memoria prodigiosa dati ed eventi sul mondo di oggi, sui meccanismi economici e di sfruttamento del sud del mondo. Chiede alle persone che lo ascoltano cosa dice Tommaso D’Aquino sul significato di Dio. I presenti, abituati a frequentare chiese ed oratori, si interrogano, ripercorrono mentalmente testi biblici, poi si guardano muti tra loro. Padre Zanotelli li trae d’impaccio: secondo Tommaso la vera Teologia è quella Negativa («Di Dio non possiamo sapere quello che è, ma solo quello che non è» Dio non è…, Dio non è…, Dio non è…), l’unica cosa che Tommaso afferma in positivo è che Dio è “relatio”, è relazione. Non è un’assoluto, è relazione dentro sé stesso, e noi esseri umani siamo umani in quanto ci relazioniamo. Però viviamo in un sistema di egoismo. Chi ha si arma fino ai denti. Il nostro mondo, la sua intelligenza, è capace di nutrire tutti, di offrire dignità e umana felicità a tutte le donne e tutti gli uomini del pianeta. E’ l’egoismo di pochi che lo impedisce e offende la vita e Dio.

Il 25 dicembre 2019, nel Messaggio di Natale, Papa Francesco in piazza San Pietro, ha lo stesso pensiero: “…sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l’ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza”.

A settembre, poco prima della conferenza sulla Giustizia, nel chiostro di Fontanella, sta operando la troupe della Rivista “Africa” (La rivista del continente vero), rivista fondata nel 1922 dai Missionari d’Africa, meglio conosciuti come Padri Bianchi. Fedele ai principi che l’hanno ispirata, è ancora oggi impegnata a raccontare il continente africano al di là di stereotipi e luoghi comuni.

Ad intervistare Padre Alex è Marco Trovato, direttore editoriale di Africa (le riprese video sono di Bruno Zanottera). Mi chiedono di fare alcune foto e di mandarle alla Rivista e ricambiano il favore inviandomi una foto che mi riprende con Padre Alex.

Perché scrivo ora di un incontro avvenuto a settembre? Perché proprio in questi primi giorni del 2020, la Rivista Africa ha finalmente messo in rete tre video di quell’intervista. L’invito che faccio ai lettori di UPper è di prendersi qualche minuto ed ascoltare Padre Alex e ringraziamo la Rivista Africa per questa intervista e per tutto il loro grande lavoro culturale che svolgono.

Nel primo video «Il mio concetto di Dio era totalmente sballato», Zanotelli parla dei suoi anni a Korogocho, baraccopoli alla periferia di Nairobi. E, nel ricordare quell’esperienza, riflette sulla propria fede: “Scendendo agli inferi mi sono posto la domanda: Dio, dove sei? La tentazione è di rispondere che Dio è la più grande balla che l’uomo abbia mai inventato. Sono andato in profonda crisi ma sono stati i poveri a farmi ripensare tutto. Il mio concetto di Dio era totalmente sballato”.

Nel secondo video «Rompiamo il silenzio sull’Africa», Padre Alex rivolge un appello accorato “L’Africa sia presente nei nostri media” rivolgendosi a chi fa informazione nel nostro Paese, non rinunciando peraltro a lanciare una stoccata: “Io trovo la stampa italiana estremamente provinciale.  Non si raccontano a sufficienza nemmeno le guerre che provochiamo noi, basti pensare alla Libia. Ecco perché siamo convinti di essere un popolo di brava gente anche se il nostro colonialismo è stato spietato esattamente come quello inglese e francese. La stampa dovrebbe aiutarci a ricordare e capire tutto questo ma non lo fa.”

Infine, nella terza parte dell’intervista: «Dobbiamo imparare a disobbedire», Padre Alex Zanotelli si sofferma sull’importanza della disobbedienza quando la legge diventa espressione di un potere cinico e disumano: “Trasgrediva Martin Luther King negli anni della segregazione, lo stesso ha fatto Carola Rackete, a cui sono molto grato. L’alternativa è il totalitarismo”.  Quale dunque il grande sogno del sacerdote comboniano? “Ho lo stesso auspicio di Papa Francesco. Dobbiamo congiungere le forze e formare un grande movimento popolare: solo questo sarà capace di forzare i governi, oggi prigionieri delle banche”.

 

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