Questa è la “tabella di marcia” n.587, tipica dei treni speciali.

Il numero le dà un’idea di quanto fossero numerosi.

Sotto, Nur fur den dienstgebrauch (riservato all’uso interno), il che è molto in basso nella scala del segreto.

E che su questo documento riguardante i treni della morte non ci sia – non solo su questo ma su nessuno – la parola Geheim (segreto) mi sorprende.

Ma riflettendoci, il termine segreto avrebbe stimolato i destinatari a interrogarsi, a porre forse altre domande, avrebbe fermato la loro attenzione.

Ora, la chiave di tutta un’operazione sul piano psicologico era non nominare mai ciò che era in corso di attuazione. Non dire niente. Fare le cose. Non descriverle. Per cui: riservato all’uso interno.

E noti anche quanti sono a conoscenza di quel documento!

Bfe: stazioni. Su questa linea ne abbiamo… otto, e qui siamo a Malkinia che è naturalmente l’ultima stazione prima di Treblinka. Si hanno dunque otto destinatari per quella distanza relativamente breve, via Radom, fino al distretto di Varsavia, otto perché il treno passa per quelle otto stazioni e ciascuna di esse deve essere avvertita.

Ma perché due foglietti se ne basta uno solo?

Troviamo dunque PKR, sigla che indica un treno della morte che corre verso la sua meta, ma anche il treno vuoto dopo l’arrivo a Treblinka che ora ne riparte.

E lei sa che è vuoto grazie alla lettera L, Leer, che figura qui.

E ora, il treno lascia un ghetto in corso di liquidazione diretto a Treblinka. Parte il 30 Settembre 1942 alle 4.18 – almeno secondo l’orario – e arriva a Treblinka il mattino seguente, alle 11.24.

E’ un treno molto lungo, questo spiega la sua lentezza.

Si legge: 50 G, 50 vagoni merci stipati di gente, un trasporto eccezionalmente pesante.

Ora di arrivo: 11.24, è mattino, 15.59 ora di partenza. In quel lasso di tempo il treno deve essere scaricato, ripulito, e pronto a ripartire.

E la numerazione prosegue con il treno vuoto. Parte alle 4 del pomeriggio e si dirige verso un’altra cittadina, dove raccoglie delle vittime.

E vede, sono le 3 del mattino quando riparte per Treblinka, che raggiunge l’indomani. Ma si direbbe che si tratti dello stesso treno. E’ lo stesso, ma sì lo stesso, soltanto il numero cambia ogni volta. Dunque ritorna a Treblinka. Un altro lungo percorso. Arriva poi riparte per altra destinazione.

Stessa situazione, stesso viaggio.

Nuova partenza per Treblinka e infine arrivo a Czestochowa il 29 settembre.

E il cerchio si chiude.

E’ ciò che si chiama una tabella di marcia.

E se fa il conto dei treni pieni…

 

Quello che avete letto è l’inizio sconvolgente di “L’ultimo viaggio. Percorso e destinazione  dei treni speciali”, presentato ieri sera in Biblioteca dal Gruppo teatrale “delleAli teatro”.

La lettura teatrale proposta è liberamente tratta dal film documentario “Shoah” di Claude Landzamm, considerato il più grande capolavoro cinematografico sulla Shoah, e dal libro che contiene compatti come un poema i dialoghi e i sottotitoli del film.

In questo minuzioso lavoro storico non si descrivono solo gli aguzzini diretti, ma anche il contorno di persone che contribuirono allo sterminio.

 

Bravissimi Giada Balestrini e Antonello Cassinotti, le voci recitanti che hanno saputo coinvolgere gli spettatori con una lettura precisa nei toni e nei tempi.

La lettura dei testi è accompagnata da un collage di immagini video tratte dal film curate da Maurizio Pleuteri e dalle note della fisarmonica di Guido Baldoni che ha sapientemente composto musiche originali che richiamano atmosfere dell’est Europa e del clima musicale di inizio ‘900.

Uno spettacolo nato nel laboratorio teatrale di Vimercate dove il Gruppo ha la sua sede e che giunge al terzo anno di riproposta nel Giorno della Memoria.

 

La Biblioteca ha fatto bene a scommettere su questa proposta teatrale in occasione della Giornata della Memoria perché il lavoro di “delleAli teatro” è un progetto di promozione alla lettura che vuole ampliare tutta la ricchezza emotiva della lettura individuale per coinvolgere il pubblico in quel momento straordinario che è la lettura ad alta voce.

 

A spettacolo terminato e dopo i meritati e calorosi applausi, c’è voglia di parlare, capire, fare domande. Gli attori e il musicista dialogano con il pubblico sulla follia dell’olocausto.

E ogni volta l’auspicio è “mai più”.

(Le foto nella galleria fotografica sono di Adriano Barachetti)

6 Commenti

Voci recitanti e fisarmonica per raccontare la Shoah

  1. La nostra partecipazione a questa serata, è stata un “atto dovuto” alla memoria di tutti quei MARTIRI innocenti, portati ad una fine atroce che nessuna mente e ragione al mondo potrà mai giustificare.
    Ogni anno, ricordando e vedendo queste terribile immagini, il nostro spirito si ribella e si commuove, annichilito da tanta cattiveria umana.
    Teniamo viva davvero questa memoria e trasmettiamola alle nuove generazioni affinché mai più cose del genere si ripetano ma anche per inculcare loro il rispetto verso tutti, diversi o no, perché è dal rispetto della vita, di qualsiasi vita, che dipenderà la sopravvivenza dell’umanità.

  2. anche per noi è stato estremamente “piacevole”, per quanto possa dirsi “piacevole” una serata con un tema che “piacevole” non lo è per niente … ma voglio (e in questo sono sicuro che i amici/colleghi sono con me nel farlo) ringraziarvi per l’accoglienza e l’attenzione che ci avete riservato.
    Sinceramente non è facile trovare posti dove ci si sente accolti, per noi è un lavoro dove al di là di qualsiasi messaggio e argomento si tratti, il rapporto e l’incontro umano restano al centro … tanto più in una ricorrenza che ricorda quanto sia possibile essere disumani …
    speriamo che la memoria di tutto ciò aiuti a costruire un mondo migliore … è possibile?

    grazie anche per questo ritorno, sincero e puntuale
    a presto per un’occasione, magari meno “triste” per incontrarci di nuovo

    per delleAli
    Antonello Cassinotti
    lello

  3. Uno spettacolo molto emozionante,quasi angoscioso,mi spice x per gli attori e musicista che si sono esibiti in una sala civica con pochissime persone,mi spiace anche per i cittadini che si sono persi questo bellissimo momento di rievocazione dell’olocausto.

  4. Carissimi, ho il rammarico di non aver assistito all’evento (il corpo non sempre asseconda lo spirito) organizzato dalla biblioteca per la Giornata della Memoria.
    Leggendo il post si coglie tutto il pathos che il Gruppo teatrale ha saputo trasmettere agli spettatori, su una delle vicende più insopportabili dell’intera vicenda umana.
    Grazie ad Elisa e agli animatori della biblioteca che hanno saputo scegliere il modo migliore per raccontare una storia il cui epilogo è e deve essere:”mai più”.
    In particolare mi rammarico di non esserci stato per la venerazione che porto per l’opera (non ho aggettivi adeguati) di Claude Lanzmann. Ricordo solo che tanti anni fa la Rai mandò in onda il film, a notte inoltrata, e io lo registrai e quelle tre cassette le ho sempre custodite come avessi il compito di salvare quelle testimonianze a futura memoria.
    Leggo la tristissima segnalazione di Elisa e appunto una mia riflessione.
    Non condivido il termine “negazionismo” che di solito si usa per questi nostalgici dell’olocausto. Questi non negano nulla, auspicano solo che ritorni la notte dell’umanità: loro nelle sinistre divise dei carnefici e noi, assieme a tantissime altre persone, le vittime di una nuova rappresentazione della shoah.
    Vi saluto con affetto.

  5. …contemporaneamente, in quel di Como, avveniva questo (copio-incollo parte del volantino):

    “Forza Nuova Lario e l’Associazione Culturale Quattrocentodieci sono liete di comunicare che il giorno 27 gennaio nei locali di via Napoleona, 1 – Como, a partire dalle ore 21:30, si terrà una conferenza sul Revisionismo Olocaustico (all’interno, proiezione del documentario “Wissen macht frei”, realizzato raccogliendo le testimonianzedei principali negazionisti, Faurisson in testa.”

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