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Maternità, una poesia di Anna Scapolo

  1. Cara Anna,
    la tua poesia mi ha commosso perché ho sentito salire da essa il grido sofferente e deluso della tua anima ahimè troppo sensibile per essere compresa appieno e quindi destinata, pur nella speranza, ad una continua sofferenza.

    Angelo ha saputo spiegarci in modo magistrale il contenuto lirico della tua poesia.

    Entrambi ci avete arricchito il cuore, spingendolo ad un esame di coscienza dove il moderno, egoistico modo di vivere soffoca la capacità di prestare attenzione a chi ci chiede anche solo di essere ascoltato.

    Bella anche la tua poesia “Già ci sei”, dove la Madre non si arrende al dolore ma continua a vivere facendo crescere il ricordo e l’amore che la fa soffrire. Ha riportato alla mia mente “Pianto antico” di carducciana memoria là dove tuttavia lo sconforto uccide la speranza.

    Grazie.

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