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Quale provincia per i comuni della Valle San Martino

Ho letto con attenzione il commento di Fabio Bonaiti alla notizia riportata dal portale di UPper sulla riorganizzazione delle province.

Conosco da tanti anni Fabio e ho una autentica stima della sua figura di docente e del suo lavoro intellettuale, sopratutto per il rigoroso e prolifico impegno di ricercatore e storico locale. Un apprezzamento esplicito che mi consente di esprimere alcune mie considerazioni sul tema della riorganizzazione delle istituzioni locali, in parte divergenti dalle sue, senza incorrere nel rischio di polemiche personali.

Innanzitutto, è utile rimarcare che ognuno di noi è la propria storia, l’impasto di processi interpersonali e relazionali che ci fa unici. Mentre Fabio elenca tutte le scansioni identitarie (parlare correntemente uno dei tanti dialetti bergamaschi – dico dialetti rifacendomi al Tiraboschi -, avere da generazioni le radici in questa terra, aver avuto per anni la targa BG, ecc.) per le quali essere e sentirsi bergamaschi pare diventare inevitabile, le stesse condizioni (ancor più incisive vista la mia età, la mia estrazione profondamente popolare e una progenie radicata a Monte Marenzo), non mi hanno mai fatto prevalere l’orgoglio di essere bergamasco, né tanto meno lecchese, rispetto ad altre caratteristiche identitarie.

Il corpus identitario responsabile della mia formazione, se mai interessa a qualcuno, attiene prevalentemente a quelle suggestioni, esperienze, significati, di quanti hanno trascorso l’adolescenza e la giovinezza negli anni ’60-70. La mia generazione è stata la prima ad avere la possibilità di guardare con assoluto stupore l’intero mondo che si apriva davanti a noi dopo decenni di dittatura: la curiosità culturale per tutto quanto avveniva nei paesi che chiamavamo sviluppati, la partecipazione emotiva e pratica ai movimenti che riscoprivano i diritti universali dell’uomo, la solidarietà per i popoli impegnati a liberarsi dal colonialismo, le azioni contro il rischio della guerra atomica e in favore della pace, l’entusiasmo per le esplorazioni spaziali, l’interesse per la rivoluzione del Concilio Vaticano II, e via discorrendo.

La dimensione entro la quale si costituiva la mia identità era questa e, nel contempo, continuavo senza alcuna contraddizione ed esprimermi prevalentemente nel bergamasco della Valle San Martino – con le dovute differenze idiomatiche tra Erve, Torre de’ Busi e Monte Marenzo -, e vivevo (come tutt’ora vivo) perfettamente integrato nella realtà locale.

La costituzione della provincia di Lecco non ha rappresentato per le popolazioni della Valle San Martino una lacerazione delle identità e delle culture. Semplicemente è stata la presa d’atto di una organizzazione territoriale più funzionale per il lavoro, lo studio, la fruizione dei servizi sovracomunali e quant’altro serve nelle attività sociali. Ognuno ha continuato tranquillamente ad esprimere la propria identità culturale e storica: bergamasca per Fabio, mentre per altri, ad esempio gli abitanti della frazione Levata in Monte Marenzo, hanno continuato imperterriti a testimoniare la propria appartenenza culturale e storica all’area avellinese, loro terra d’origine.

Una lunga premessa per approdare ad una semplice considerazione: i comuni, le province, le regioni, lo stato, sono istituzioni della Repubblica Italiana, che servono ad attuare i principi fondamentali della nostra Costituzione, per il bene del nostro popolo e per farci vivere in pace con le altre nazioni. Quindi, una cosa grossa, e quando si ritiene di cambiare profondamente un livello istituzionale, bisogna necessariamente ragionare sul quadro complessivo, perché ognuno di essi ha funzioni e senso in ragione delle relazioni con gli altri.

Nel merito delle questioni che riguardano il nuovo assetto delle province e sul futuro dei comuni della nostra Valle, riporto il documento che la maggioranza dell’Amministrazione comunale di Monte Marenzo ha elaborato e che è stato pubblicato dal nostro sito e che trovate a questo link:

http://www.unpaeseperstarbene.it/2012/sulle-nuove-province-pochi-ragionamenti-e-molta-demagogia/

Tale documento, che io condivido in ogni parola, è stato successivamente integrato con una più specifica argomentazione (di seguito riportata) che rappresenta, sempre a parere del gruppo consiliare “Un paese per star bene”, un contributo aperto e disponibile a ricercare soluzioni il più possibili condivise.

Pertanto, siamo convinti che le recenti disposizioni di legge sull’assetto provinciale, pone a noi comuni la necessità di dotarci degli strumenti adeguati per assumere la gestione di funzioni trasferite da questi enti intermedi, e quindi riteniamo non sia più procrastinabile rinviare la gestione associata dei servizi delle nostre amministrazioni.

Ai comuni della Valle San Martino che si trovano nelle condizioni previste dal decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, cioè comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, abbiamo chiesto di esprimersi su questi passaggi:

  1. operare, da subito, per attuare entro le scansioni temporali stabilite dalla legge l’esercizio associato di tutte le funzioni comunali previste dal D.L. 95/2012, convertito con modificazioni dalla L. 135/2012;
  2. estendere la forma associata ad altri servizi che riteniamo di condividere per realizzare obiettivi di maggior funzionalità, economicità, qualità;
  3. avviare il processo politico – amministrativo per la creazione dell’Unione dei comuni della Valle San Martino.

Tornando al merito della soppressione della provincia di Lecco, restano ancora troppe incognite su come avviene la riconversione e cosa succederà di tutti i presidi, servizi, funzioni che pur non essendo articolazioni dell’Amministrazione provinciale sono ordinati nella dimensione territoriale provinciale. Si sottolinea che a tutt’oggi il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri non è ancora stato pubblicato e sullo stesso si è in attesa della decisione della Consulta sul ricorso presentato da alcune regioni.

Proviamo comunque a fare una ricognizione delle questioni da affrontare e ci rendiamo conto di come la questione sia molto più complessa di quanto si ipotizzi nelle norme di legge.

Gli uffici della Provincia di Lecco vengono smantellati o rimarranno?

Se rimangono come sede staccata di Como avranno la pienezza delle funzioni che dovranno svolgere come ente intermedio?

Se vengono soppressi, tutto il personale andrà a Como o parte potrà essere distaccato ai comuni per svolgere le funzioni trasferite? In questo caso con quali modalità e con quali risorse economiche e finanziarie verranno supportate tutte le operazioni per la per la nuova collocazione?

Che fine faranno gli istituti e i servizi fruiti sino ad oggi abbiamo e che hanno un’articolazione provinciale? Solo citando i più importanti elenchiamo:

  • l’Azienda Sanitaria Locale
  • la Gestione associata dei comuni per i servizi socio assistenziali
  • il Piano di gestione del ciclo dei rifiuti, che per noi significa un’azienda unica pubblica provinciale (SILEA)
  • gli Ambiti ottimali per la gestione del ciclo integrato dell’acqua e del gas
  • il Piano provinciale per il trasporto pubblico
  • il sistema informatico territoriale (CST)
  • le sedi locali di organismi nazionali, quali il Tribunale, la Prefettura, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia del Territorio, la Camera di Commercio, l’INPS, INAIL, ecc.

 

Se tutte queste entità rimanessero a Lecco è ragionevole per i nostri comuni rimanere aggregati funzionalmente a questo territorio, perché la necessità per i cittadini di accedere fisicamente agli uffici della sede provinciale è marginale, mentre è decisamente più importante considerare i flussi verso il lavoro, lo studio, i servizi, oltre al complesso delle attività sociali, che si compiono prevalentemente nell’area lecchese. Infatti, se non ci fossero stati questi dati strutturali non si capirebbero le ragioni per l’istituzione a suo tempo della provincia di Lecco.

Se invece tutto viene trasferito a Como, allora bisogna prendere in considerazione una diversa collocazione dei nostri comuni rispetto all’ente intermedio, affinché le nostre popolazioni non abbiano a peggiorare la propria situazione attuale.

A nostro parere e tenendo conto di quanto precedentemente esposto, non è tanto importante il dove si andrà ma il come.

In conclusione, promuoviamo una serie di azioni e sollecitazioni istituzionali, amministrative e politiche affinché le questioni sopra richiamate abbiano delle risposte quanto prima.

 

 

 

 

Un pensiero su “Quale provincia per i comuni della Valle San Martino”

  1. Capisco perfettamente che si dovrà andare per necessità all’unità territoriale e le ragioni sono sensate.
    Attenzione però.
    Alcuni parlano di unione di comuni e credo si intenda gestione comune di servizi mantenendo le singole municipalità.
    Altri parlano di “unico comune” dichiarando la necessità di un unico comune e quindi un solo organismo decisionale e politico.
    Io personalmente ho però delle perplessità forti su questa ultima configurazione.
    Penso alla politica urbanistica che si potrebbe prefigurare. Il consumo di territorio degli amministratori di Calolzio e Torre de Busi non sarebbe auspicabile per un paese come Monte Marenzo che a fatica ha cercato di fermare gli appetiti di cementificazione, alla faccia della conservazione del paesaggio.
    Penso all’attenzione che il Comune di Monte Marenzo ha avuto sempre per la scuola, con impegni finanziari e di risorse umane dedicate alla formazione che hanno prodotto negli anni una qualità della scuola e dell’offerta formativa ben al di sopra degli standard di altri comuni.
    Penso alla qualità dei servizi per le persone disabili e gli anziani, per la prima infanzia e per i ragazzi.
    Insomma quella attenzione particolare che da anni contraddistingue il nostro Comune e che lo ha fatto diventare “un paese per star bene” che non è solo una sigla elettorale ma un vero e proprio modo di intendere l’Amministrazione.
    Quindi non sono particolarmente entusiasta se si andrà in questa direzione. Rischieremmo, noi di Monte Marenzo, di perdere qualcosa di prezioso, senza che altri Comuni possano invece avvantaggiarsi il che sarebbe auspicabile per tutti.
    Vedremo…

    Sulle Province ho espresso invece più volte la mia opinione: vanno abolite tutte con un disegno nuovo e meno burocratico, più funzionale e meno costoso della gestione dei servizi territoriali. Ma questa è un’altra storia…

    Una sola ultima nota ad un articolo apparso sulla Cronaca di Bergamo del Corriere della Sera on line dove si scrive a proposito del nostro accorpamento alla Provincia di Como: “Sono in rivolta gli ex Comuni bergamaschi della Valle San Martino” e si elencano tutti i nostri 6 comuni.
    Volevo rassicurare i lettori: non mi sembra di aver visto gente con i forconi in giro per Monte Marenzo in atti di rivolta per questo motivo. Se c’erano erano gli ultimi agricoltori che mantengono (loro sì) la tradizione agricola (e biologica) del nostro territorio. 🙂

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