Le fiaccole sono solo un’indicazione, un’immagine, per dire che si cammina sul far della notte, ad evocare altri cammini…

Invece sono vere le stelle, molto molto lontane ma vivide nel cielo invernale. E’ vera la luna, a metà, che a tratti sparisce tra gli alberi lungo la salita e riappare senza rumore alla curva successiva, come se dicesse: ‘tranquilli, io comunque ci sono.’

Il sentiero si vede bene così, ma qualche bambino è troppo tentato dal brillare della sua bella pila a led, e la spara a caso qua e là sui passi del gruppo, affrettati e battenti per vincere il freddo.

Un gruppetto, ben imbaccuccato, è partito dal sagrato e qualcun altro si è aggregato. Non tutti ci si conosce, non siamo molti quest’anno, ma c’è anche qualche new entry che non vuole perdersi questa ‘notturna’.

E’ solo una piccola camminata insieme, la meta è molto vicina. Eppure sembra già un bel modo di salutare l’anno che ci lascia, di incontrare l’anno che viene, stando un po’ più vicini a quel che c’è fuori dalle mura di casa, al mutare delle stagioni che scandiscono il nostro passaggio sulla terra…

La chiesetta all’arrivo è già accesa: l’arco della porta e le due finestrelle sono illuminate dall’interno come le casette di cartapesta dei presepi di casa. Dentro, le pareti dipinte sembrano, a poco a poco, questa sera, come animarsi ed i personaggi della storia quasi scendono a mescolarsi con noi, mentre don Giuseppe accoglie con parole sorridenti il gruppetto di infreddoliti.

Il calore lo danno, nella piccola navata, la stretta vicinanza tra le persone, qualche canto corale, le parole e i gesti di un rito che rimanda ai misteriosi legami con il divino ma invita a sentirsi il più possibile vicini tra noi e con tutti gli umani.

Si parla di costellazioni e di solidarietà, della luminosità di Sirio e della generosità di Sant’Antonio, e della stella da cercare dentro ognuno di noi e, se possibile, da comunicare e scambiare al di fuori di noi: il buon anno, da qui, è questo.

Così, uscendo dalla chiesetta, viene naturale alzare gli occhi ‘a riveder le stelle’: che ci sono, anche la metà luna, eccola là.

Quaggiù, intanto, il calore lo danno gli Alpini, che han preparato il falò, bello fiammeggiante, il tè e il vino caldo con le spezie, e gli assaggi di dolce e di focaccia appena fatta. Ci si saluta, c’è anche la nostra sindaco, c’è il sacerdote che viene dall’India, si scatta qualche foto tra il buio e il fuoco, si brinda e ci si scambiano gli auguri. Ci fermiamo qualche attimo a parlare con Elio, Franco e gli altri, mentre si aspetta che finisca il fuoco.

Poi si scende lungo il sentiero, fa freddo e le stelle si vedono ancora di più.

 

Cris

 

3 Commenti

Fiaccole e stelle

  1. Peccato non esser salito al monte (odio il freddo e mi dà problemi), ma leggendo è stato come essere lì.
    Grazie Cris (e Graziano per le foto).
    Auguri a voi, a chi ha partecipato e organizzato, al Don e a tutti.

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