C’è una etimologia probabilmente falsa, ma suggestiva, che collega la parola “osceno” con il teatro: o-sceno è quello che avviene fuori scena e quindi non viene visto dal pubblico. Osceno è quello che è bene non mostrare, non per motivi teatrali, ma morali.

La morte è oscena. E’ immorale rappresentarla. Da settimane assistiamo ad una barbarie esibita pubblicamente, messaggi all’occidente filmati e diffusi in internet apposta per diffondere il terrore da coloro che con lucida follia, falsamente “nel nome di Dio”, vogliono imporre il proprio potere.

Poi la notizia di un’altra morte, diversa, tenuta nascosta. Ci sono voluti tre giorni prima che la notizia si diffondesse. Samira Saleh al-Naimi, avvocato e difensore dei diritti umani, conosciuta e molto stimata per le sue attività che comprendevano la difesa dei detenuti e il sostentamento delle famiglie disagiate della città, è stata torturata dai militanti dello Stato islamico e giustiziata pubblicamente per punizione il 22 settembre in mezzo alla piazza di Mosul (Irak), dopo un processo sommario, con l’accusa di apostasia. Il suo cadavere è stato abbandonato sulla strada.

La morte di Samira ha, per noi che ci siamo occupati di teatro civile contro la violenza sulle donne, un  significato particolare: una donna viene uccisa per “apostasia”, perché, secondo i suoi accusatori e carnefici, ha abbandonato la fede. Anche qui si uccide falsamente “nel nome di Dio”.

Samira è come Ipazia, scienziata alessandrina trucidata dai monaci cristiani nel terzo secolo d.C., il cui corpo è stato gettato nella spazzatura, ancora una volta, falsamente, “nel nome di Dio”.

Nel Suo nome i nazisti sterminavano gli ebrei, nel Suo nome si è operato il genocidio degli Indios.

Lasciate stare Dio. Assumetevi interamente la responsabilità. Siete solo assassini.

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