Il titolo non è mio, è di Elisa (ma io lo rubo perché mi sembra adeguato).

Anche l’articolo non dovrei scriverlo io, visto che non ho assistito all’evento, ma se aspetto che Elisa me lo mandi…

No, perché non mi pareva bello non scrivere quello che è accaduto qualche giorno fa con protagonisti Elisa Barachetti (voce narrante e regia), Emanuele Panzeri (con le sue musiche eseguite lì, dal vivo) e infine loro, i ragazzi e le ragazze di alcune classi del Liceo Grassi di Lecco.

E’ accaduto che Elisa e Lele hanno riproposto il loro “Un reading – Il principio di non respingimento”. Tra migliaia di storie di migranti Elisa ha scelto quella di Titti Tazrar, una ragazza di 27 anni. Avevamo letto di lei in un articolo di Ezio Mauro su Repubblica il 26 agosto 2009. Titti era l’unica donna di cinque sopravvissuti eritrei a una delle tante tragedie del mar Mediterraneo e che ha visto morire accanto a sé 73 compagni di viaggio, un’odissea durata 21 giorni e 21 notti.

Una scenografia fatta di pochi elementi: un barile di petrolio, carta disseminata in terra… Le luci sui due protagonisti sono i riflessi blu di quel mare che Titti sta attraversando.

Abbiamo visto l’anteprima proprio qui a Monte Marenzo, allo “Spazio Metamorfosi”, nel luglio del 2017 e poi il reading si è spostato sul territorio, accolto e promosso da alcune Associazioni che cercano di mettere un argine alla deriva xenofoba e razzista ormai diffusissima e il 27 novembre lo spettacolo ha affrontato la prova davanti ad alcuni studenti liceali.

Come è andata? Ho chiesto subito ad Elisa e lei:

“Oggi ti sarebbe piaciuto davvero! Da tutto il giorno ricevo messaggi di insegnanti e genitori… I ragazzi non riescono a smettere di discuterne!” …

Bene direi… ma Elisa mi spiega meglio:

“Il dibattito con i ragazzi dopo lo spettacolo, è stato acceso e partecipato: io mi sento ancora un po’ frastornata da tanta energia, dalla forza con cui ciascuno ha espresso la sua opinione e commossa dal coraggio che questi ragazzi hanno avuto nell’esporsi, nel fare domande e, perché no, anche critiche. Hanno ascoltato noi, si sono ascoltati…e si sono applauditi!

Hanno esposto tanti pensieri e sensazioni, quello che mi ha colpito di più è stata la reazione di alcuni di fronte alle immagini di gente e forze politiche favorevoli ai respingimenti:

“Ma gli italiani non sono tutti uguali!”

“Ma noi accogliamo, noi accogliamo tutti, anche in mezzo al mare!”

“Una cosa è la burocrazia… un’altra cosa sono gli esseri umani.”

Forse Elisa esagera ed è di parte, ma Lele, ha la stessa sensazione:

“Mattinata veramente super… il nostro semplice “spettacolo” è stato solo l’inizio di tutto ciò che è stato poi. Come ogni piccolo grande incontro è servito a confrontarsi, a crescere e a condividere. I ragazzi sono stati GRANDIII!!!! yhea!”

Un’altra conferma viene da un’Insegnante, che dopo il reading e il dibattito ha seguito i ragazzi e nelle ore successive non ha potuto fare lezione… Loro volevano continuare a riflettere, a parlare!… E alcuni genitori hanno scritto ad Elisa che a casa, a cena, i figli hanno continuato a parlare e parlare…

Elisa mi racconta che non era la prima volta di questo “Un reading” nelle scuole, solo che nelle precedenti è finita tutto in applausi e ciao. Stavolta si è aperto il mondo del confronto e del pensiero critico… Obiettivo raggiunto!

Insomma è proprio calzante il titolo che Elisa suggerisce: “Un’ottima semina” questo spettacolo.

 

Sto quasi per pubblicare. Invio ad Elisa cosa ho scritto e lei mi dice “Aspetta, se posso aggiungere una mia riflessione”.

Eccola!

 

Questa esperienza a scuola è stata diversa dalle precedenti proprio per ciò che ne è seguito: la storia raccontata non ha suscitato solo commozione, ma anche indignazione, dubbio, bisogno di capire meglio, insomma ha smosso il pensiero critico. Ecco perché dico che l’obiettivo è stato centrato! Perché questo progetto nella mia mente non è nato con un fine “buonista”, altrimenti l’avrei portato nei teatri, avrei cercato di strappare al pubblico un paio di lacrimucce e via… Invece no. Noi stiamo portando questo lavoro nelle piazze, nei circoli, nelle scuole, in quei posti dove non serve abbattere la quarta parete semplicemente perché non esiste: le persone sono lì con noi. Siamo tutti in Eritrea, siamo tutti sul gommone alla deriva, siamo tutti salvi ma indagati per immigrazione clandestina. E quando tutto finisce e torniamo noi stessi, gli effetti possono essere due: quello che io chiamo “l’effetto Arrigoni”, ossia il bisogno di Restare Umani, ma anche quello di chi non ci sta, non si ferma alla lacrima e sente che anche altro si muove dentro… il pensiero critico appunto.

Ho apprezzato, tra i vari interventi, anche quelli di chi era contrariato e ha voluto prendere un po’ le distanze, perché non è facile per un ragazzino alzarsi in piedi davanti a insegnanti e compagni e dire “ma io credo che non sia giusto come dite voi!”… Caspita, ci vuole coraggio! E così, battuta dopo battuta, i ragazzi stessi sono arrivati alla conclusione che il sentito dire non basta, che devono far fronte all’informazione distorta che li raggiunge, che se hanno il mondo in tasca con uno smartphone, allora possono usarlo anche per fare ricerche. Io stessa li ho invitati a riaccendere i telefonini lì sul posto e fare al volo una ricerca sul Trattato di Dublino… vedevo occhi sgranati e sentivo bisbigli stupiti mentre loro leggevano!

Io e Emanuele abbiamo inconsapevolmente messo in moto un fantastico meccanismo che la scuola pubblica non sempre garantisce (i fondi per realizzare il nostro progetto non vengono dal piano di diritto allo studio o cose simili, ma arrivano dall’Arci Lecco e dall’Associazione Lezioni al Campo, e anche su questo ci sarebbe da riflettere); lasciando spazio al sentire di tutti, ciascuno di noi ha salutato i ragazzi lasciando il proprio invito: per me, è l’invito ad andare sempre a fondo delle cose, a non smettere mai di farsi domande e cercare risposte. Per Emanuele, l’invito ai ragazzi è stato quello di viaggiare, di scoprire il mondo in movimento, in prima persona nell’incontro con gli altri. Se anche solo una piccolissima parte di questa esperienza darà dei frutti di cambiamento, allora di certo sarà stata un’ottima semina.

 

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