8 marzo. Festa della donna. Una delle tante teorie legate all’istituzione della “Giornata Internazionale della Donna”, è che fu decisa per commemorare il tragico incendio della fabbrica di Triangle a New York, dove il 25 marzo 1911 persero la vita più di 146 operai (123 donne, molte delle quali immigrate italiane, e 23 uomini).

8 marzo 2019. Monte Marenzo. La Biblioteca e l’Associazione culturale UPper hanno invitato il giovane scrittore e regista Mattia Conti che, proprio quella tragedia, richiama nel suo primo film “Te la do me, la Merica”, girato nel 2015 e che accomuna la strage di New York ad un altro episodio avvenuto ad Oggiono il 5 febbraio 1898, quando un ciclone che si abbatté sul paese, causò la caduta del camino di una filanda dove lavoravano donne e addirittura bambine e cinque operaie morirono.

Il pubblico di Monte Marenzo ha potuto visionare e apprezzare il cortometraggio insieme all’Autore, presentato da Andrea Mangione che a quel film ha partecipato come comparsa.

Il film, commissionato dall’Associazione Monte di Brianza è stato anche presentato alla Casa Italiana di Cultura di Las Vegas che ha visto impegnati alcuni autori lecchesi.

Mattia Conti ha scambiato amichevolmente alcune battute con Andrea Mangione sul suo modo di fare cinema. Ha raccontato agli spettatori di Monte Marenzo che ha un interesse particolare per la storia e cerca di collegare i grandi fatti del passato alle piccole vicende del nostro territorio, magari spesso dimenticate. Conti ha condotto la sua ricerca attingendo alla grande mole di dati degli archivi di Lecco e del territorio. Dati a volte non fruibili, mentre sarebbe auspicabile un solo museo che raccolga tutto ciò che fa parte della storia del Lecchese. Tante cose sono accadute anche qui, a margine della grande storia. Storie che sarebbe bello vengano scoperte e raccontate.

Nato a Molteno nel 1989, nel 2011 Mattia Conti vince il Premio Campiello Giovani con Pelle di legno e, nel 2013, ottiene il Premio Prada Journal con il racconto Gli occhi di Malrico (collana digitale Zoom Feltrinelli).

“Di sangue e di ghiaccio” edito da Solferino, è il suo primo romanzo. Una storia ambientata tra Lecco e Como a fine Ottocento. Ranocchia, il protagonista, un ragazzo balbuziente che ama il teatro e vuole fare l’attore, si fa internare in un manicomio per amore. Una strana storia di teatranti e di folli.

Ispirato dalle sue ricerche negli archivi delle cartelle cliniche dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale San Martino di Como, Mattia, oltre a trovare referti medici raccapriccianti, ha trovato lettere di pazienti mai inviate ai destinatari e lettere mai consegnate ai pazienti che, spesso, erano internati solo perché si erano discostati dalla “normalità” di una società non disposta a tollerare le differenze.

La prosa di Mattia non è mai banale. L’unico personaggio che incontriamo nel romanzo realmente vissuto è Antonio Ghislanzoni, che vive nella sua casa di Caprino. Proprio leggendo la raccolta de “La posta di Caprino” che Ghislanzoni curò dal luglio 1890 al dicembre 1892 (in Biblioteca c’è la raccolta edita da Fucina Ghislanzoni, 2004), che Mattia Conti ha trovato la scintilla per la nascita del suo romanzo.

Una bella “opera prima” e stupisce che un ragazzo di trent’anni affronti un argomento così lontano nel tempo. Lo fa con grande mestiere e bravura. Complimenti (anche se in ritardo).

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