Lecco-Bergamo, il Comitato diffida Simico, Ministero e Regione
«La strada va fatta, ma non così»: questa è la netta posizione espressa dal comitato “Insieme per una diversa Lecco-Bergamo” durante la conferenza stampa di ieri a Calolziocorte, che ha sancito l’invio di una diffida formale a Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2026), al Ministero delle Infrastrutture e alla Regione Lombardia. Il comitato guidato dal portavoce Paolo Cola chiede l’annullamento in autotutela del decreto del 10 novembre 2023 e una radicale revisione del tracciato per la variante stradale della Val San Martino.
Un tema che tocca da vicino il nostro territorio e la vivibilità dei comuni limitrofi.
Il nodo centrale della diffida riguarda la scelta del tracciato per il tunnel di San Gerolamo. Il comitato contesta la decisione delle istituzioni di far prevalere la cosiddetta Soluzione 1, giudicata penalizzante e portatrice di troppe criticità irrisolte sul piano viabilistico e ambientale.
La richiesta ufficiale punta a congelare l’attuale iter per approfondire seriamente la Soluzione 3, una variante alternativa che garantirebbe un minore impatto sul tessuto urbano di Calolziocorte e della valle, tutelando meglio la qualità della vita dei residenti.
Durante la conferenza sono emersi punti fermi che spiegano le ragioni dell’azione legale:
- Sostenibilità del cantiere: Le opere avranno un impatto pesante e duraturo sul territorio. Senza adeguate tutele, la viabilità locale rischia la paralisi per anni.
- Sicurezza e ambiente: Permangono forti perplessità sui flussi di traffico e sui dettagli tecnici di un’opera strutturale così imponente a ridosso dei centri abitati.
- Mancanza di indennizzi e tutele certe: Il territorio non può farsi carico da solo dei costi ambientali e logistici dell’infrastruttura.
La necessità di un collegamento moderno tra Lecco e Bergamo è fuori discussione, ma l’opera non può essere calata dall’alto ignorando le alternative meno impattanti.
La richiesta di tutele, unita a quella di ristori economici per i Comuni e alla ricollocazione in sicurezza delle aziende coinvolte nei cantieri, rappresenta la base minima per non compromettere il futuro produttivo e sociale della Val San Martino.



E’ penoso che dopo tanti anni si stia ancora a dibattere del percorso.Saluti Luigi