Sono in seconda fila al teatro di via Eremo a Lecco. Un attimo prima che si spengano le luci e lo spettacolo inizi mi giro verso la platea e il colpo d’occhio è da tuffo al cuore: tutte le poltroncine sono occupate e giovanissime spettatrici stanno sedute in terra sotto il palcoscenico.

Il pubblico del capoluogo ha accolto così “Io sono la mia opera”, un atto unico del Teatro Civile adattato e diretto da Sergio Vaccaro e interpretato da sei straordinarie attrici. Upper ne ha già ampiamente parlato in occasione della prima a Monte Marenzo, una rappresentazione questa, di rodaggio, per poi spiccare il volo verso un teatro vero, di fronte ad un pubblico ampio e uso a frequentare le stagioni teatrali.

Salto subito all’epilogo della serata per dire che è stato un autentico trionfo, non solo sottolineato dall’intensità degli applausi, quanto dai numerosi e positivi commenti raccolti in sala. Tutti decisamente sorpresi da una compagnia sconosciuta e inedita, capace di mettere in scena con tale intensità un tema di spessore (la discriminazione verso le donne dal III° sec. a. C. ad oggi) con testi particolarmente impegnativi.

Quattro le figure femminili che hanno saputo vincere l’oblio del tempo e della storia, arrivando sino a noi con il racconto di vite discriminate, violate, soppresse barbaramente: l’ateniese Agnodice (Daniela Turla), perseguitata per l’esercizio dell’arte medica; Ipazia (Paola Viganò), filosofa e scienziata alessandrina, straziata dal fanatismo di integralisti cristiani; Artemisa Gentileschi (Elisa Barachetti), limpida e violentata pittrice caravaggesca; Olympe de Gouges (Claudia Pavoni), femminista ante litteram della rivoluzione francese e da questa ghigliottinata.

Due le donne portate alla ribalta della cronaca contemporanea e già entrate nella storia per la loro tragica fine: Anna Politkovskaja (Sara Faggiano), giornalista russa, uccisa per aver denunciato le violenze commesse dalle truppe di Mosca in Cecenia e in altre ex repubbliche sovietiche; Hina Salem (Aurora Spreafico), ragazza bresciana di origine pakistana, trucidata dai familiari perché pretendeva il diritto di vivere come qualsiasi ragazza italiana.

I monologhi delle protagoniste restituiscono il pathos del contesto in cui si muovono i loro personaggi. La drammaticità degli eventi è resa senza fronzoli, la recitazione asciutta e scarna è un ferro rovente che trapassa le sonnolenti abitudini televisive che quotidianamente ci avvelenano. Il tono del recitato e le pause sono giuste, da attrici consumate. La dinamica dei corpi spazia da una angusta dimensione scenica, con gestualità da teatro greco, ad una escursione in platea, quasi a sollecitare gli spettatori affinché si uniscano al coro che si alza in difesa di Agnodice.

Guardando attraverso il monitor della fotocamera i volti in primo piano delle attrici, si apprezza l’intensità e la passione e, ne sono certo, la condivisione emotiva del testo.

Sergio Vaccaro, tanto schivo quanto presentissimo in ogni fase del lavoro, è riuscito ad amalgamare con maestria il testo, la recitazione, i movimenti di scena, la composizione dei tableau vivant. Una prima prova d’autore pienamente riuscita, soprattutto nella capacità di mantenere insieme in modo armonico la compagnia.

Una menzione particolare va riservata al complesso strumentale degli Ouroborus. Autori ed esecutori di musiche originali, puntuali nel controcanto delle atmosfere, degli eventi raccontati e del recitato, ma capaci di esprimere una propria cifra evocativa che aleggia per il palcoscenico. Doveroso citare Roberto Milani, per le luci, costretto a piccoli miracoli a causa dei modesti mezzi a disposizione.

Così come d’obbligo citare l’associazione Telefono Donna e l’Amministrazione comunale di Lecco, che hanno consentito alla compagnia di portare questo lavoro nel capoluogo, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne e il Comune di Monte Marenzo che ha patrocinato l’Associazione UPper  consentendo l’uso di una sala per il laboratorio teatrale che ha fatto nascere la rappresentazione.

(tutte le foto a questo link http://www.unpaeseperstarbene.it/2013/le-foto-di-adriano-barachetti-di-io-sono-la-mia-opera/ )

“Io sono la mia opera” – Quadro iniziale – Foto di Adriano Barachetti

 

 

16 Commenti

Grande successo a Lecco de “Io sono la mia opera”

  1. Il commento di Davide (il clarinettista degli Ouroborus) mi ricorda un passaggio fondamentale per la realizzazione del nostro spettacolo.
    Con le attrici avevamo già definito in gran parte i movimenti di scena ed eravamo alla ricerca di uno o più musicisti che accompagnassero la rappresentazione.
    Sapevo che Massimo Deo suonava con alcuni gruppi e gli ho sottoposto il testo e la registrazione video delle prove dello spettacolo.
    Sono andato nel garage del nonno di Lele dove gli Ouroborus si trovano a provare e li ho conosciuti lì. La loro richiesta è stata quella di indicare quali punti del recitato dovevano essere accompagnati da una sottolineatura musicale.
    Una volta definiti i tempi 2 settimane dopo Lele, Massimo e i due Davide si sono presentati alle prove con i pezzi scritti e arrangiati, pronti per le parti di ciascun personaggio. Hanno composto musiche originali adattissime alle situazioni narrate dalle sei attrici protagoniste, accompagnando e sottolineando in modo perfetto alcuni momenti dello spettacolo.
    Bravissimi.
    Se volete saperne di più sulla loro musica ne ho scritto già a questo link in occasione di un loro concerto.

    http://www.unpaeseperstarbene.it/2013/la-musica-alchemica-degli-ouroborus/

  2. Grazie alle mie compagne e ai miei compagni per lo splendido viaggio.

    Grazie ai nostri sostenitori che motivano, con il loro entusiasmo, il nostro intenso lavoro.

    Sara

  3. Che potere comunicativo la Musica unita al Teatro!

    Da musicista devo confessare una cosa…

    Un vero Artista è soddisfatto non quando riceve complimenti per la propria arte, ma quando sa che con la propria arte ha espresso qualcosa.

    Sabato tutti noi abbiamo espresso qualcosa, e la mia soddisfazione è grandissima.

  4. Intanto grazie a tutti.
    Ad Angelo per la bellissima recensione fatta “a caldo” durante la notte, così che i nostri lettori hanno potuto leggerla già da domenica mattina.
    Ad Adriano per le foto fatte e inviate che abbiamo condiviso in rete.
    A tutti gli intervenuti allo spettacolo, quelli seduti e quelli in piedi che hanno sopportato la scomodità.
    I complimenti che abbiamo ricevuto in sala (oltre agli applausi) e i commenti qui e sulla pagina Facebook ci fanno un enorme piacere.

    Tra questi commenti riprendo quello di Sara Mazzoleni “l’elemento maschile in scena che partecipa alla narrazione osservando il dolore e trasfigurandolo attraverso le note e la loro capacità trasformativa”. Si riferisce ai nostri Musici, ma lo estendo anche a Roby, il tecnico delle luci.
    In effetti troppe volte la narrazione della violenza sulle donne è esclusiva delle donne. Qui le mie grandi attrici non sono sole. Anche questa può essere una chiave di lettura della rappresentazione.
    L’idea di questa opera nasce un anno e mezzo fa. Anzi a ben guardare nasce 6 anni fa, il 25 novembre 2007, quando metto il punto su un racconto proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un racconto dedicato “a tutte le donne che hanno alzato il capo fiere”.
    In quelle pagine c’è un breve elenco di donne comuni e straordinarie che hanno subito violenza da parte del potere e dalla famiglia.
    Quindi un anno fa riprendo i testi di Olympe de Gouges (i diritti delle donne) e gli atti del processo per stupro di Artemisia Gentileschi che nel ‘600 ha il coraggio di denunciare il suo aggressore. Trovo la pagina del diario di Hina Salem e studio Agnodice, Ipazia e Anna Politkovskaja.
    Propongo il copione ad alcune amiche (e alcune le conosco in quel frangente). Alla fine Daniela, Paola, Elisa, Claudia, Sara e Aurora costruiscono con me (e poi con gli Ouroborus e con Roby) tutti i movimenti di scena, partendo da un’idea iniziale che viene modificata e reinventata in un laboratorio teatrale creativo e appassionante durato parecchi mesi.
    Un solo lenzuolo bianco (e un cavalletto) diventa l’unico elemento di scena che attraversa i secoli.
    L’esordio avvenuto a maggio a Monte Marenzo ci dà la conferma che il lavoro fatto ha spessore drammaturgico.
    La fortuna vuole che alcune rappresentanti di Telefono Donna Lecco assistano allo spettacolo. Ed eccoci allora a Germanedo sabato sera. Un successo, innegabile. (e grazie al Comune di Lecco e al Comune di Monte Marenzo per il patrocinio).
    Ecco, volevo dire che, contrariamente a quanto apparso su un giornale locale, il trionfo non è solo mio. E’ di tutte e tutti i miei compagni di viaggio.
    Grazie a loro quindi. E alla prossima.

  5. Arrivato ieri sera alle 9 con un’amica notai immediatamente come la sala fosse strapiena e che ci saremmo dovuti sedere in mezzo al corridoio, “alla buona”.
    Durante la visione dello spettacolo capii il perché del pienone.
    Lo spettacolo infatti, per quel che mi riguarda, è stato assolutamente perfetto.
    I miei personali complimenti alle attrici, ai musicisti, agli addetti musicali, al regista, ecc ecc…
    Si è trattato di una macchina assolutamente perfetta, che ha funzionato veramente bene e che ci ha permesso di riflettere.
    Unica pecca? La sala strapiena che non ha permesso ad alcuni spettatori di assistere allo spettacolo. Mi verrebbe quasi da augurar loro in una prossima replica aperta al pubblico

  6. Ieri sera ho finalmente avuto modo di assistere a questo spettacolo teatrale che purtroppo mi ero persa la scorsa primavera. Voglio farvi i miei complimenti: bellissimo in ogni suo aspetto! Dalla bravura delle attrici, ai contenuti dei monologhi, alla musica… le varie componenti fuse in un’alchimia perfetta… Bravissimi davvero! Assolutamente da replicare!

  7. Io non ero presente ieri sera perché impegnata in altra serata da tempo programmata. Tuttavia ho avuto il privilegio di assistere alla “prima” a Monte Marenzo, per cui capisco e condivido l’entusiasmo e l’apprezzamento di tutti per questa performance.
    Rinnovo i miei più vivi complimenti alle Attrici, tutte bravissime, alla regia coinvolgente di Sergio Vaccaro ed al complesso strumentale degli Ouroborus.
    Spero che questo spettacolo possa avere lunga vita e “girare” affinché sia data a tutti, specialmente ai giovani, la possibilità di vederlo.

  8. Semplicemente stupendo! Sala gremita di gente entusiasta per l’interpretazione di ogni singola attrice e per il suono dei musicisti che le accompagnavano.
    Emozionante ed intenso nell’interpretazione e nel suo significato di ciò che noi, attraverso la vostra collaborazione, crediamo di aver trasmesso a tutto il pubblico in sala ovvero “noi siamo attrici del nostro destino”.
    Dobbiamo crederci. Lottare perché ciò ci venga riconosciuto; perché ogni donna non abbia più a subire abusi, maltrattamenti, violenze psicologiche, economiche e fisiche da uomini ignoranti che etichettano la donna “Un essere umano di classe B”
    B R A V I S S I M I ! ! !
    A voi va il nostro ringraziamento più sincero e l’augurio per un futuro professionale colmo di soddisfazioni.
    G r a z i e

  9. Complimenti!!! Siamo arrivate tardi e la sala era stracolma. Poi abbiamo capito il perché: per il valore dello spettacolo, che è stato molto emozionante ed intenso.

  10. Vorrei lasciare un commento sullo spettacolo al quale ieri sera ho avuto il piacere di partecipare: “Sono la mia opera”. Un’opera viva, intensa, autentica, capace di fare vibrare le corde più profonde di tutti i partecipanti. Niente è stato lasciato al caso: ogni elemento, la voce, i gesti, i contenuti, i silenzi, l’accompagnamento musicale si sono fusi armoniosamente permettendo allo spettatore di vivere un’esperienza multisensoriale profonda, capace di generare una vera catarsi collettiva. Il tono drammatico è stato mantenuto per l’intera durata dello spettacolo, senza mai scivolare in facili banalizzazioni alle quali, come purtroppo sappiamo, spesso si presta il tema. Anche la presenza dei bravissimi Ouroborus sul palco ha avuto un impatto notevole: unico elemento maschile in scena che partecipa alla narrazione osservando il dolore e trasfigurandolo attraverso le note e la loro capacità trasformativa.
    I miei complimenti più sentiti vanno, quindi, a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa “perla” a partire dalle sei attrici, di rara bravura, che tanto avranno dovuto lavorare su se stesse per riuscire a esprimere con così grande pathos e autenticità i ruoli che gli sono stati assegnati. Grazie, grazie, grazie perché non è facile incontrare occasioni come queste che ampliano il respiro e lo spazio.
    Unica nota dolente la presenza di così pochi giovani. Lo dico con sincero dispiacere da 28enne che crede che la sua generazione e quelle successive abbiano bisogno come dell’aria di speranza e di canali per riuscire a vivere ed esprimere un disagio che non si fermi sulla soglie della sterile, rabbiosa denuncia fine a se stessa ma sia in grado di riempirsi di contenuti, di “convertirsi”, di sublimarsi, di trasformarsi. Questa possibilità la dà solo l’arte: l’arte alla quale si assiste e quella che si pratica ogni giorno nella faticosa costruzione della propria, unica e originale, opera personale.

  11. emozionante,le attrici hanno recitato la loro parte in modo coinvolgente,veramente veramente bellissimo ,complimenti a loro ai musicisti a roby e a sergio.

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