Gianni Cattaneo, assieme a migliaia di altri sindaci, ha partecipato alla manifestazione di Milano (riuscita in modo straordinario) per impedire che il Governo faccia pagare ai comuni e alle popolazioni il peso maggiore dei provvedimenti anticrisi.

Nello sbando generale di chi guida il Paese e nella confusione colpevole che contraddistingue le non decisioni dei ministri, i comuni, di ogni orientamento politico, restano per il cittadino uno dei pochi riferimenti istituzionali e civili credibili.

Detto questo, è bene che i comuni prendano nelle loro mani la responsabilità di guidare le ineludibili riforme che la crisi globale impone. Sarebbe estremamente pericoloso stare fermi, in attesa che tra capo e collo cali la mannaia di quelle forze politiche ed economiche che vogliono le istituzioni pubbliche, i luoghi della rappresentatività democratica, al servizio esclusivo degli interessi personali di pochi e delle classi più forti.

I comuni hanno l’autorevolezza e la competenza sufficienti per sfidare e vincere lo scontro con la marea montante dell’antipolitica e dell’antistato.

Sciogliere i piccoli comuni è buttare il fumo negli occhi ad una opinione pubblica spaventata e disorientata. Primo perché i sindaci e gli assessori di queste piccole realtà costano niente rispetto al lavoro che fanno, secondo perché tutte le tematiche e le criticità di quei territori non possono essere sciolte: rimarranno tali e quali e qualcun altro dovrà occuparsene.

La strada maestra – e qui entra in gioco il protagonismo dei comuni, che non può essere delegato ad altri – è da subito subito fare l’unione dei comuni piccoli.

Cosa significa?

Semplicemente unire le forze e le risorse per continuare ad garantire servizi e interventi fondamentali in favore delle persone, delle realtà sociali, di altre istituzioni, delle imprese, e quant’altro.

In pratica i piccoli comuni della nostra Valle (Carenno, Erve, Monte Marenzo, Torre de Busi e Vercurago), per esempio, potranno gestire insieme una sola polizia locale, un solo ufficio tecnico, un solo ufficio che si occupa delle paghe, un solo segretario, ecc. Inoltre, potranno elaborare un unico Piano di Governo del Territorio, avere un solo servizio per i rifiuti, per i servizi sociali, per il trasporto dei disabili, per la gestione dei cimiteri, per le affissioni, potranno avere un unico contratto per le utenze (gas, telefono, energia elettrica), e via discorrendo. I vantaggi sarebbero molti. Economizzare le spese, organizzare meglio il personale e avere più competenze negli uffici, ridurre i costi fissi, realizzare opere intercomunali disponendo di più risorse.

Tutto questo non dipende dal Governo nazionale, o regionale, dipende dalla nostra volontà, dal coraggio di guardare un orizzonte che non termina al confine municipale. Non aspettiamo l’obbligo di una legge (che di fatto già c’è) per decidere; cominciamo ora a costruire un’alternativa unitaria che tenga conto delle diverse realtà e sensibilità.

Non dovrebbe essere poi così difficile, visto che non partiamo da zero. Già lo abbiamo sperimentato in più occasioni e per diversi servizi, ed ora è arrivato il tempo di mettere a frutto questo patrimonio comune.

4 Commenti

Il Governo affonda l’Italia i comuni la salveranno

  1. Vorrei segnalare al riguardo un paginone di Repubblica di oggi (pp.10-11):”IL DOSSIER.IL BLUFF DELL’ADDIO ALLE PROVINCE.UN ESERCITO DI 61 MILA LAVORATORI CONFERMATI E CON AUMENTO DI STIPENDIO”

    Oltre ad indicare i tempi, non brevi, per una possibile attuazione del disegno di legge, si prevede che una serie di competenze per servizi ovviamente non sopprimibili (trasporti locali,strade,edifici scolastici, programmazione territoriale) alcune da sempre in carico alle Province(precedenti per istituzione alle più recenti Regioni) verranno ‘semplicemente’ passate ad altri enti o agenzie territoriali: o già esistenti (le Regioni appunto, con standard salariali superiori alle Prov)o da creare ex novo, magari in sovrapposizione con le già previste unioni di Comuni.
    Certo, come si dice non esistono soluzioni facili a problemi complessi: ma questo dovrebbe per l’appunto essere il compito della buona politica.
    Insomma occorre, credo anch’io, da cittadina qualunque, un ragionamento serio e insieme tempestivo per una riforma istituzionale più generale adeguata ai tempi e ai denari, non inventarsi qualcosa per far titoloni sui giornali di parte…

  2. Caro Graziano
    il 15 aprile scorso facevo un commento alla tua proposta che riproponi oggi.
    Rinnovo qui quanto dicevo:

    Graziano
    conoscevo le tue proposte perché in tempi non sospetti mi avevi fatto leggere quanto avevi elaborato (vedo il documento datato giugno 2010 ma credo tu abbia cominciato ad elaboralo molto prima).
    Allora ti dissi che era una proposta “rivoluzionaria”, nel senso che ha il merito di pensare in modo nuovo la macchina amministrativa, con un risparmio enorme di risorse che possono essere diversamente impiegate.
    Gli slogan fatti da Lega e Berlusconi (ma anche a sinistra) di riduzione di parlamentari, di sprechi, di auto blu, di agenti di scorta per omuncoli e donnuncole del potere, sono rimasti lettera morta. Ecco un’altra emergenza da affrontare (oltre a quella dei precari, del lavoro ecc).
    Quindi condivido la nausea e la tua indignazione e la voglia di cambiare.
    Il tuo progetto dovrebbe essere il programma di chi dovrebbe governare l’Italia.

    Ecco, finivo così, con quell’auspicio.
    Non riusciamo a far pervenire questa proposta a chi dovrebbe riformare lo Stato? E’ una proposta da valutare seriamente. Facciamola arrivare a Roma…

  3. Pina ha ragione.
    Ma le decisioni su quali Enti pubblici tenere e quali sopprimere dovrebbe, a mio giudizio, partire dall’analisi di come viviamo oggi, di cosa abbiamo bisogno dalla Pubblica Amministrazione, di come ci spostiamo ecc. ecc. Gli Enti “territoriali” più costosi e meno efficienti sono le Regioni (dalla loro esistenza hanno moltiplicato il debito pubblico per 10) quindi le prime da abolire. Nessuno lo dice e nessuno ci pensa. Per esempio: abolire le Provincie (tanto per far qualcosa)vuol dire creare schiere di dirigenti regionali che costano da 100.000€ in su all’anno. Vuol dire lasciare nelle mani dei burocrati, vera piaga d’Italia, per l’ennesima volta decisioni sull’area vasta ( trasporti, strade, scuole superiori ecc) che porterebbe ulteriore rovina.
    Se volete saperne di più sulla mia proposta provate a leggere:
    http://www.partell.it/2010-%20giugno%20Riforma%20amministrativa%20base.pdf

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