Un unico Istituto Comprensivo per le scuole della Valle?

Questo è l’orientamento prevalente che gli amministratori dei Comuni della Valle San Martino stanno  prendendo in questi giorni.

Attualmente le scuole fanno riferimento a due Dirigenze scolastiche.

Una è una Direzione Didattica che comprende le scuole dell’infanzia e primaria di Calolziocorte.

Uno è un Istituto Comprensivo che comprende tutte le altre scuole dell’infanzia, primaria e medie degli altri Comuni della valle San Martino (incluse quindi quelle di Monte Marenzo), più la scuola media Manzoni di Calolziocorte.

Il Ministero dell’Istruzione e la Legge finanziaria, con l’art. 19 “Razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica del D.L. 6 luglio 2011 n. 98, convertito dalla Legge 15 luglio 2011 n. 111”, stabilisce, tra l’altro, che le scuole statali di ogni grado debbano essere aggregate in Istituti Comprensivi e che questi ultimi, per acquisire l’autonomia, debbano essere costituiti da almeno 1000 alunni, ridotti a 500 nei comuni montani”.

Un obbligo che impone quindi di trasformare l’attuale Direzione didattica di Calolziocorte in Istituto Comprensivo includendo almeno una scuola media del territorio (attualmente non ne ha nessuna).

Sono in corso le consultazioni sul territorio per la riorganizzazione delle istituzioni scolastiche per l’applicazione delle nuove disposizioni.

Tutti i Sindaci della Valle si sono incontrati la scorsa settimana presso il Comune di Calolziocorte. La maggioranza dei Sindaci si è espressa per un unico Istituto Comprensivo che includa tutte le scuole del territorio.

Il Sindaco di Monte Marenzo e l’Assessore all’Istruzione Cinzia Mauri, presenti all’incontro, hanno espresso invece forti perplessità su questa ipotesi. Ritengono che un Istituto con 2000 alunni (e quindi con 4000 genitori, 230 docenti, 19 plessi scolastici, 100 classi), possa comportare problemi alla didattica. Hanno quindi chiesto un incontro tecnico tra gli Amministratori e i Dirigenti scolastici (entrambi reggenti, ovvero non titolari delle Dirigenze).

Il Prof. Angelo De Battista (per la Direzione scolastica di Calolzio) e il Prof. Nevio Lo Martire (per l’Istituto Comprensivo della Valle), hanno entrambi confermato queste perplessità.

Il numero ottimale, sia per un’economia nei costi, sia per una migliore gestione, è appunto di 1000 alunni.

Un unico Itituto Comprensivo porterebbe quasi inevitabilmente a delle disfunzioni che potrebbero incidere sulla didattica e, in subordine, anche nella normale relazione tra Direzione Scolastica con le famiglie e con le stesse Amministrazioni.

Un esempio la nomina dei Docenti: il 30% dei docenti è precario e prima di definire un titolare anche supplente di una cattedra si corre il rischio di arrivare a novembre (e così tutti gli anni per tante classi di studenti che avrebbero poi difficoltà nella didattica).

D’altro canto si comprendono le ragioni delle altre Amministrazioni che vedrebbero una maggiore semplificazione e, nel caso del Comune di Calolziocorte, il risparmio economico che deriverebbe con la soppressione di una Sede scolastica (attualmente entrambe le sedi sono a Calolziocorte).

Il Sindaco Cattaneo e l’Assessore Cinzia Mauri hanno cercato di proporre soluzioni diverse:

  • quella di mantenere due sedi a Calolzio e chiedere a tutti i Comuni della Valle di concorrere alle spese;
  • accorpare una scuola media della valle alla attuale Direzione Didattica di Calolzio, facendola così diventare Istituto Comprensivo come impone la legge;
  • ridisegnare in due aree gli Istituti che grossomodo siano una riproposizione geografica delle due “vecchie” Direzioni Didattiche (che hanno funzionato per tantissimi anni fino a due anni fa, quando è nato il Comprensivo);
  • la possibilità di individuare una nuova sede tra i Comuni della valle che accolga un Istituto Comprensivo “montano”.

Nessuna di queste ipotesi è stata ritenuta percorribile dagli altri Sindaci.

I tempi della decisione sono stretti. Una circolare del Ministero ai dirigenti scolastici regionali invita a prescrivere agli enti locali delle scadenze tassative: i piani redatti dai comuni devono essere inviati subito alle amministrazioni provinciali che a loro volta dovrebbero trasmetterli alle regioni entro ottobre.

Questa imposizione del Ministero era stata già contestata la scorsa estate da cinque Regioni che avevano proposto un ricorso alla Corte costituzionale ottenendo un responso positivo: il MIUR (Ministero) in questa materia deve lasciare la competenza di intervento agli enti locali. Ma dinanzi a questa sentenza la Gelmini non si rassegna e vuole chiudere la pratica “dimensionamento”.

Scadenze che la Lombardia sperava di rispettare, ma che ora sono di fatto bloccate perché molte scuole e molti Comuni hanno attuato una rivolta quasi generalizzata. I consigli di istituto hanno infatti votato delle delibere in cui respingono il dimensionamento.

Dai sindacati lo stesso monito: con il dimensionamento previsto dal MIUR  le scuole assumerebbero spesso dimensioni impossibili. Un caso clamoroso a Milano: si arriverebbe a una scuola dell’obbligo di 1800 allievi.

E noi arriveremmo a 2000, con 6 Comuni interessati.

Tutti i Sindaci della Valle hanno comunque convenuto che, nel caso di un unico Istituto Comprensivo, sia definito al più presto un Dirigente titolare (e non reggente che dovrebbe gestire due Istituti  di queste dimensioni), e venga salvaguardata l’occupazione del Personale scolastico.

Dirigenti Scolastici e Sindaci hanno anche convenuto che sarebbe auspicabile iniziare un confronto reciproco per attuare in futuro Piani di Diritto allo Studio armonici tra loro.

Ora la parola passa ai singoli Comuni che dovranno deliberare nelle rispettive Giunte la decisione finale.

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