Il sindaco Gianni Cattaneo ha preso carta e penna e ha inviato ai colleghi di Carenno, Erve, Torre de Busi e Vercurago una lettera che può veramente dare un corso nuovo al nostro territorio.

Nelle righe iniziali viene chiaramente espresso l’orientamento del comune di Monte Marenzo su uno dei temi centrali della riforma politica e istituzionale delle autonomie locali. Cattaneo scrive: “Gentili colleghi, nell’ultima manovra finanziaria si è esplicitato un orientamento ormai acquisito rispetto all’obbligo, per i piccoli comuni come i nostri, di svolgere in forma associata alcuni servizi comunali definiti fondamentali. Azione quest’ultima che deve essere assunta come propedeutica al processo che porti in tempi definiti alla costituzione dell’Unione di Comuni tra gli enti locali in indirizzo”.

Il sindaco di Monte Marenzo ha voluto mettere nero su bianco una convinzione che la nostra amministrazione ha da tempo maturato. Di fronte ad un passaggio epocale particolarmente difficile – vuoi per ragioni geopolitiche ed economiche globali, vuoi per l’insopprimibile esigenza di rianimare un’Italia martoriata e sfinita – tutti devono fare la propria parte. Compresi i piccoli comuni, i quali non devono essere i semplici destinatari di norme statali e regionali ma, come si accenna nella lettera, “diventare i protagonisti di queste trasformazioni”.

La gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali, e ancora di più le unioni tra comuni, secondo il sindaco Cattaneo “…permettono di creare delle economie di scala nel dimensionare i servizi e creano le condizioni per la nostra sopravvivenza in un contesto finanziario ed economico molto difficile. I piccoli comuni, pur mantenendo la loro identità, possono accorpare servizi al fine di ridurre i costi pro-capite e ridurre pro-quota le spese fisse di gestione degli enti, mentre le forme istituzionali sono formate da amministratori dei comuni e non costituiscono un ulteriore aggravio. Si è avviato ormai un processo di cui siamo tutti consapevoli: le caratteristiche identitarie della comunità nazionale è rappresentata dai piccoli comuni, ma l’unico modo per garantire la sopravvivenza di questo valore fondante è promuovere le aggregazioni capaci di migliorare la qualità di vita dei cittadini e garantire il mantenimento dei servizi essenziali favorendo, in vista di questi obiettivi, la diffusione di modelli uniformi, stabili ed evolutivi di governance del territorio. La strada maestra è dunque questa e riteniamo vada percorsa con determinazione, soprattutto ora che si è andato definendo un quadro normativo statuale che spinge fortemente in questa direzione”.

Infatti, da alcuni anni le norme sugli enti locali favoriscono questi processi e concretamente indicano, per fare un esempio, quali sono i sevizi che devono essere gestiti in forma associata tra piccoli comuni (e altri se ne possono aggiungere):

  • a) funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come certificate dall’ultimo conto del bilancio disponibile alla data di entrata in vigore della presente legge;
  • b) funzioni di polizia locale;
  • c) funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di assistenza scolastica e refezione, nonché l’edilizia scolastica;
  • d) funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti;
  • e) funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonché per il servizio idrico integrato;

f) funzioni del settore sociale.

Come abbiamo già avuto modo di dire, ci rendiamo conto della difficoltà di cambiare così profondamente un sistema che ha una lunghissima storia, però siamo convinti della necessità di metterci presto in cammino perché abbiamo oltrepassato un punto di non ritorno. Ci troviamo nella fase che richiede il massimo di coraggio e determinazione, come sono consapevoli le nostre comunità locali e gli amministratori che le rappresentano.

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