Damaturu (Nigeria), 11 gennaio 2015  – Ennesimo orrore in Nigeria. Altre due bimbe kamikaze (di non più di dieci anni!), si sono fatte saltare in aria (o qualcuno ha azionato a distanza la cintura esplosiva che nascondevano sotto i vestiti) in un mercato dove si vendono telefonini.

Ennesimo orrore perché, oltre alle morti di Parigi, pochi secondi di telegiornali ci informano di migliaia di vittime dell’offensiva sferrata nel nord est della Nigeria dai miliziani islamici di Boko Haram.

Volevamo (speravamo) aprire il 2015 con un indicatore diverso, positivo. Speravamo che, come ci suggeriva la poesia pubblicata all’inizio dell’anno sul nostro sito (http://www.unpaeseperstarbene.it/2015/il-dono/), potessimo trattare bene quel “dono” del tempo che ci è dato.

Invece…

Invece è proprio una notizia come questa che fa vacillare le nostre speranze. Bambine usate come carne da macello per causare altro macello.

E sarà sempre più frequente la pazzia e la ferocia umana se non si ricorre all’unico antidoto che servirebbe: la cultura (la conoscenza che si opponga all’ignoranza) e il bando delle armi. Ma questo antidoto non conviene ad alcuni potenti e tanti (anche qui in occidente) ne fanno le spese. Come quelle due bimbe.

4 Commenti

Indicatori di direzione: “Bambine kamikaze”

  1. Messaggio da Amnesty International

    Grazie per aver firmato il nostro appello!

    Da 50 anni difendiamo quotidianamente i diritti umani; tante sono state le campagne promosse e tanti i risultati ottenuti in questo mezzo secolo di lavoro. Nel 1977 abbiamo ricevuto il premio Nobel per la pace. Questa credibilità e questo prestigio derivano dal rigore, dall’imparzialità e dall’indipendenza economica e politica che ci contraddistinguono. Aiutaci a mantenere la nostra voce indipendente e sempre autorevole:
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    Grazie!

    Annunziata Marinari
    Ufficio campagne e ricerca
    Amnesty International – Sezione Italiana

  2. Ancora orrore:

    In un video di propaganda diffuso dall’ISIS, un bambino di non più di dieci anni viene mostrato con in mano una pistola mentre spara a due prigionieri.
    “Questi terroristi usano i bambini per scandalizzare il mondo, musulmano, cattolico o buddista non importa. Per dare l’idea della fondazione di una nuova generazione: ogni dittatore al mondo ha sempre usato l’infanzia come fondazione di un nuovo impero paranoico come quello dell’Isis”: Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, commenta così all’ANSA il video shock dell’Isis che mostra un bambino di 10 anni che giustizia due ‘spie’. “Non importa sapere se quel video è vero o falso, è comunque un orrore ideale.
    Chiunque usa i bambini commette un’atrocità in tutti i sensi. Oggi tra 250 mila e 300 mila bimbi nel mondo sono coinvolti in azioni di guerra o di guerriglia, è una grande strage morale, oltre che fisica, di tanti innocenti”.

  3. E’ davvero difficile anche solo leggere queste altre notizie di brutalità.
    Avei voluto anch’io dire grazie agli inviati di UPper per averci fatto partecipare alla piazza di Lecco, nonostante le nostre personali defezioni, e siamo già oltre…!
    Nella grande manifestazione, repubblicana, europea, anti-paura, di ieri a Parigi, tra i tantissimi cartelli, una ragazza sorridente reggeva una scritta: “Guardate come è bella la nostra libertà!”;
    a un bambino piccolo, la madre maghrebina aveva messo in mano un altro foglio: “Je suis petit Charlie”;
    l’altra sera, su rai tre, si diceva di una giovane studente che si augurava e raccomandava: “Non lasciamoci peggiorare!”

    Non ci sono soluzioni facili a problemi complessi, lo si dice sempre, ma questa volta capiamo tutti che il problema è davvero complesso e tocca equilibri complessivi, non si risolve se non si cambiano prospettive: speriamo che la forte testimonianza umana di Parigi si trasformi in azione ‘politica’: come possiamo mantenere rapporti di sudditanza dalle risorse di paesi che negano i minimi diritti di dignità umana?

    C’è in rete un appello di Amnesty International, in questi stessi drammatici giorni, per Raif Badowi, un giovane ragazzo, un blogger saudita, ‘prigioniero di coscienza’ dal giugno 2012, condannato e pubblicamente fustigato sulla pubblica piazza di Gedda, per aver aperto un forum di discussione sul ruolo della religione islamica: possiamo firmare l’appello come blog UPper?

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