Finalmente, dopo un lungo percorso fatto di incontri, confronti e a volte anche scontri, di studio, di riflessione, di adempimenti burocratici, finalmente oggi si è iniziato davvero: ha preso avvio nel nostro Istituto il Corso di Formazione per gli Insegnanti relativo al Modello di Scuola Senza Zaino, condotto dalla formatrice Flavia Zanchi.

I Docenti partecipanti sono ben 28: 12 appartengono alla Scuola Primaria di Monte Marenzo, dove nell’arco del prossimo quadriennio il modello verrà interamente applicato. Quella di Monte Marenzo diventerà così la prima Scuola Senza Zaino non solo dell’Istituto Comprensivo di Calolziocorte, ma dell’intera provincia di Lecco!

( https://www.scuolasenzazaino.org/elenco-scuole-della-rete )

Gli altri 16 corsisti sono invece attualmente in servizio in altre Scuole dell’Istituto, a testimonianza di un interesse sempre più diffuso per questo nuovo modello educativo e didattico.

Ma di che si tratta? Cosa significa “Scuola Senza Zaino”?

Il nome è suggestivo e intrigante, soprattutto se si pensa al peso considerevole che lo zaino e il suo contenuto possono raggiungere… Ma non è solo questione di ridurre il peso fisicamente appoggiato sulle spalle degli alunni. Lo zaino è l’espressione di una condizione di precarietà, di non appartenenza. Lo zaino serve quando ci si reca in luoghi lontani ed estranei, per affrontare i quali occorre un preciso equipaggiamento.  L’aula scolastica deve essere invece un luogo che appartiene interamente ai bambini, e dove essi possono trovare tutto ciò che loro serve. Anzichè zaini pesanti, dunque, sacche leggere nelle quali tenere l’indispensabile: un quaderno, a volte un libro, il diario per le comunicazioni scuola-famiglia e poco altro. Il resto del materiale rimane a scuola, mentre le aule e i vari ambienti vengono arredati con mobilio funzionale e dotati di una grande varietà di strumenti didattici sia tattili che digitali. Tutto l’ambiente deve essere ben progettato, esteticamente gradevole, funzionale: in una parola, ospitale. Ospitalità è giustappunto una delle parole chiave di Senza Zaino,

Ma è tutto qua???

No, non è tutto qua. Si toglie qualcosa, lo zaino, ma si aggiunge molto, molto di più.

SCUOLA SENZA ZAINO è un progetto che ufficialmente nasce per opera del Dirigente Scolastico Marco Orsi a Lucca, nel 2002, e che attualmente coinvolge più di duecento Istituti e cinquecento classi in tutta Italia, con una diffusione omogenea da Nord a Sud.

Prende le mosse dalla pedagogia montessoriana e si fonda su tre valori portanti: RESPONSABILITA’, OSPITALITA’, COMUNITA’. La scuola viene pensata come una comunità di ricerca della quale fanno parte alunni, insegnanti, genitori e territorio.

In essa viene favorita l’assunzione di responsabilità da parte degli allievi e la conquista della capacità di pensare e operare in autonomia:  una segnaletica per rispettare il silenzio o per definire il momento di lavoro senza l’aiuto del docente, il pannello dove sono indicati gli incarichi che ciascuno deve assolvere, gli schedari auto-correttivi che consentono di esercitarsi e di avanzare, il timetable che informa sulle attività, il Manuale che raccoglie i vari documenti della classe e tanto, tanto altro ancora.

La gestione della classe e la progettazione delle attività subiscono una piccola rivoluzione copernicana: il docente rinuncia a una posizione centrale all’interno del processo di apprendimento-insegnamento: si defila anche fisicamente, rinunciando alla cattedra, e assume il ruolo di regista del percorso di insegnamento-apprendimento. Gli attori protagonisti sono piuttosto gli alunni, incoraggiati a “fare da sé”, organizzati in “isole”, cioè raggruppamenti, dove svolgono eventualmente anche compiti diversi. Vengono favorite e potenziate le attività in coppia e in gruppo e il confronto tra pari è considerato come uno strumento privilegiato di lavoro e apprendimento.

Alla base della metodologia delle scuole Senza Zaino c’è la volontà di accogliere la diversità di ciascuno, e così come in un luogo di lavoro non tutti fanno le stesse cose, anche in aula i bambini hanno la possibilità di scegliere quale attività svolgere.

Gli alunni sono sempre messi in grado di cogliere il significato di ciò che è loro proposto: ciò mantiene alta la motivazione e li spinge ad attivare tutte le risorse interiori di cui dispongono, cognitive, emotive ed affettive.

Gli strumenti didattici previsti da questo metodo sono principalmente tattili e ludici e a volte vengono costruiti dagli alunni stessi o dai genitori; essi hanno un ruolo fondamentale nell’apprendimento, ma si utilizzano anche strumenti digitali come la Lim e applicazioni e piattaforme dedicate.

La strada da percorrere per attuare una scuola dove tutto ciò non sia semplicemente un desiderio o un’aspirazione, bensì realtà vissuta, non è corta, né agevole. Il Corso di Formazione per gli Insegnanti occuperà due anni scolastici; altri momenti di aggiornamento, riflessione e costruzione diventeranno di routine.

Occorreranno preparazione, studio, applicazione, gradualità. Occorrerà il coinvolgimento consapevole e attivo dei genitori. Occorreranno il sostegno e l’aiuto, anche economico, delle Istituzioni del territorio. E infine, ma non meno importante, occorrerà anche una grande disponibilità da parte degli insegnanti a mettersi in discussione, ad abbandonare prassi consolidate e rassicuranti, a sperimentare.

Il Corso che ha preso avvio oggi dimostra però che gli Insegnanti ci sono, ci credono, ci tengono. Alla scuola e ai loro bambini.

Il cammino è lungo, ancora, ma il primo passo è stato fatto.

AVANTI TUTTA!

Ilaria Bonaiti (referente SZ per l’Istituto Comprensivo di Calolziocorte)

Insegnanti al lavoro

Casellario per il materiale individuale che viene conservato in classe. Sopra i contenitori per matite, gomme, forbici: uno per ogni isola, gestito in autonomia dai bambini.

    Il “pesce del silenzio”: è il momento del lavoro individuale e del silenzio assoluto.

    Bis, “serpente del bisbiglio”: si lavora con i compagni, quindi si può parlare, ma sottovoce.
    L”agorá”: il luogo della condivisione, della discussione, dell’ascolto. Il luogo anche per le comunicazioni di routine e per la lezione frontale.
    Le “isole” di lavoro
    Categorie: Cultura & Scuola

    3 Commenti

    Al via nella scuola primaria di Monte Marenzo il corso di formazione su “Senza Zaino”. In questa scuola gli Insegnanti studiano!

    1. E a Te IRENE , chiave di volta di questo gruppo di pionieri , piu’ Prof. che Maestra il GRAZIE piu’ sincero.

      Delfina

    2. Nel leggere l’articolo relativo al “Corso di formazione per gli Insegnanti “e il commento di Sergio , torno con la mente al lontano 1990 alla scuola primaria C. Battisti di Acquate ( Lc ) pioniera , dal 1982, nella ricerca e applicazione di un nuovo metodo di insegnamento che avesse come fulcro il coinvolgimento dei bambini , dei genitori e degli insegnanti. Ricordo co piacere il grande entusiasmo , l’impegno e la dedizione di quel gruppo “VISIONARIO e UTOPISTICO ” di Maestre/i che hanno fatto del loro lavoro una “MISSIONE” senza risparmiarsi (anche oltre l’orario scolastico ” ottenendo , Prima scuola nel circondario di Lecco ,di poter effettuare l’orario a tempo pieno ( con il sabato libero ) applicando l’insegnamento senza libri di testo ma facendoli realizzare dagli alunni in un percorso coinvolgente di responsabilizzazione , con incontri e testimonianze di Vita vissuta da Genitori , Nonni , Lavoratori.
      Il lavoro comunitario per l’allestimento , nelle aule , degli spazi ove lasciare il materiali didattico lasciando ai bambini ( ieri come oggi mnel programma di “SCUOLA SENZA ZAINO ” ) l’indispensabile “peso” del quaferno , del diario e dell’astuccio.
      Le affollate assemblee per cercare soluzioni condivise da tutti,le feste e gli spettacoli per i fine anno scolastici, il percorso spettacolo di accoglienza ai PRIMINI , realizzato coinvolgendo tutti gli alunni delle altre 4 classi; il dispiacere dei piu’ per l’anno scolastico che terminava nell’attesa di ritrovare gli insegnanti e gli amici compagni di scuola nell’anno successivo.
      Il momento di profiqua collaborazione tra un gruppo di Insegnanti di Acquate con le Insegnanti della scuola elementare di Monte Marenzo culminato nella realizzazione di un bellissimo mosaico murales ( allestito nella vecchia Biblioteca ) ideato e messo a punto con l’aiuto degli alunni delle classi elementari di Monte Marenzo.
      La mente torna a queste Maestre/i di Vita…….fra gli altri
      in particolare a Ivana , Marco, Stefania , Anna e Patrizia e a tutte le persone che si sono spese e che si spenderanni alche , il messaggio di collaborazione , accoglienza , comunita’ e convivenza sia d’ augurio alle future generazioni…….GRAZIE a tutti Voi “Vecchi ” e Nuovi insegnanti…..Buon lavoro!
      Delfina

      P.S.Mi permetto di dissentire su ” lo zaino e’ l’espressione di una condizione di precarieta’, di non appartenenza “;
      dal mio punto di vista e’ l’emblema per affrontare il viaggio verso la conoscenza degli “Altri” in quanto ( come cita il poeta John Donne ) IO faccio parte dell’Umanita’.

    3. Ringraziamo Ilaria Bonaiti per averci inviato questo articolo che illustra benissimo il lavoro degli Insegnanti.
      Lo avevamo già sottolineato in un nostro post che tantissime Insegnanti (e tante studentesse di Scienze della Formazione) hanno sacrificato il loro tempo libero e sono venute ad ascoltare le tre nostre ospiti quando la nostra Associazione UPper, all’inizio del 2018, ha organizzato, con il patrocinio del Comune di Monte Marenzo, un ciclo di incontri invitando a ragionare intorno alle “nuove” pratiche scolastiche, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza del comprensorio, genitori e insegnanti, sul tema del rinnovamento delle pratiche scolastiche della scuola primaria, per un nuovo modo di vivere a scuola e la scuola. Così si sono avvicendati esperti di rilievo di Opera Nazionale Montessori, dell’Università Bicocca di Milano per il Metodo Pizzigoni, e della rete regionale del Progetto Senza Zaino.
      Segno, ancora una volta, della responsabilità dei nostri docenti attuali e futuri e della loro determinazione di volersi confrontare, formarsi e maturare esperienze. Lo si è capito anche guardandole prendere appunti, intervenire e porre domande, confrontare il loro metodo di lavoro con quello di questi “modelli”. Crediamo, con questo ciclo, di aver suscitato il loro interesse. Lo abbiamo registrato negli oltre quaranta questionari che abbiamo ricevuto, con preziosi suggerimenti.
      Non avremo certo determinato noi, con questi incontri, le decisioni assunte dall’Istituto Comprensivo di Calolziocorte, ma un piccolissimo contributo (veramente piccolo) va anche alla nostra Associazione.

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