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Il Castrum perduto del Monte Santa Margherita

Il colle di Santa Margherita è stato, questa domenica 2 agosto, al centro di una nuova iniziativa che si inserisce all’interno della 18° edizione della rassegna estiva “Alla scoperta di un gioiello tra i boschi”. 

Ma questa volta la protagonista non era solo la bellissima chiesetta di Santa Margherita ma un suo vicino un po’ dimenticato e nascosto, che in questo pomeriggio estivo ha avuto un suo nuovo (e speriamo non ultimo) momento di gloria.

Si tratta del castello (Castrum) di Cantagudo, le cui vestigia oggi visibili si trovano sulla collinetta che sovrasta la chiesetta di Santa Margherita: parliamo di resti di edifici, parti di cinta muraria (la cui lunghezza complessiva è di 120 metri), base di una torre di avvistamento, tutte testimonianze materiali che raccontano secoli di vita e di presidio del nostro territorio. Sotto la guida di Simone Mancini (giovane studioso di archeologia ed esperto in comunicazione social e museale) le cui parole ci hanno trasportato  alle soglie del basso Medioevo, abbiamo potuto immaginare come poteva essere stato questo luogo, da chi era abitato (le fonti ci parlano di un certo Lanfranco) e quali attività quotidiane si svolgessero. Tra le pietre, nel corso degli scavi di fine anni ’90 e 2000, sono riemersi frammenti di esistenza lontana: focolari ormai spenti, resti di pasti consumati, utensili in ferro, vetri di calici e monete.

Per secoli l’esistenza di questo castello (la cui costruzione risale presumibilmente intorno al XIII secolo) è sopravvissuta solo nei documenti e nei racconti. Fu Giovanni Mairone da Ponte nel 1795 a menzionare la presenza di “alcune vestigia di piccole fortezze” e solo alla soglia del nostro millennio le indagini archeologiche hanno riportato alla luce, seppur parzialmente, questa antica fortificazione la cui estensione si attesta intorno ai 950 mq. 

Come proposto dal titolo della giornata “Archeologia in gioco. Laboratorio aperto di archeologia e comunicazione”, il percorso di esplorazione è stato arricchito da attività partecipative che hanno saputo coinvolgere attivamente tutti i presenti. Tra queste, un momento di confronto creativo, ispirato al brainstorming, ha invitato i partecipanti a dare voce alle emozioni e alle suggestioni suscitate dal luogo, raccogliendo le parole più evocative capaci di raccontarne l’identità e il fascino.

A conclusione della visita, Simone ha proposto un’ulteriore sfida creativa: realizzare un cartellone che mettesse in risalto gli elementi più significativi del sito, individuando ciò che merita di essere raccontato e valorizzato.

L’obiettivo era immaginare una nuova comunicazione capace di sostituire gli ormai datati e scoloriti pannelli esplicativi con una cartellonistica più accattivante, inclusiva e coinvolgente, in grado di accompagnare e affascinare i futuri visitatori di ogni età, trasformando la visita in un’esperienza ancora più ricca e memorabile.

Paola Addivinola, 3 agosto ’26                                   

Ringraziamo e salutiamo con un sincero benvenuto, anzi ‘benvenuta’, come nuova collaboratrice di UPper, la firmataria di questo report sulla giornata dedicata al sito di Cantagudo, cui speriamo ne seguiranno altre.

La medesima giornata, come da programma, ha aperto le porte dell’Oratorio di Sta Margherita ai visitatori/camminatori,  alcuni giunti da fuori paese. Cinzia Mauri e Stefano Micheli hanno illustrato il ciclo delle Storie di Margherita e le immagini riprodotte degli affreschi rubati negli anni ’70. Una perdita a cui, però, non dobbiamo rassegnarci.

Ecco alcuni scatti dalla domenica sul Monte.

C.M.

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